Stati Uniti e Iran alzano il livello dello scontro mettendo nel mirino rispettivamente le infrastrutture della Repubblica islamica e le basi americane in Medio Oriente, allontanando sempre di più la speranza di una soluzione diplomatica. Teheran ha accusato le forze di Donald Trump di aver colpito un aeroporto, una stazione ferroviaria e due ponti, con un bilancio di almeno otto morti e 20 feriti, secondo i media statali. Il regime ha denunciato inoltre raid sulle infrastrutture elettriche nel sud del Paese, a seguito dei quali ha invitato la popolazione a ridurre i consumi e a spegnere i condizionatori nonostante il caldo estremo.
Le notizie dei raid statunitensi su diversi ponti iraniani, sullo scalo aeroportuale di Iranshahr, su uno snodo ferroviario e una torre di telecomunicazioni a Bandar Abbas e della distruzione di una torre di controllo marittima nella città portuale di Chabahar suggeriscono un'espansione della campagna militare americana che il presidente Donald Trump aveva minacciato. Le forze americane avrebbero inoltre attaccato, per la seconda volta in due giorni, una petroliera iraniana attraccata nei pressi dell'isola di Kharg. Secondo quanto riferito all'agenzia Fars dal vicegovernatore della provincia di Bushehr, la Belma NI22, una petroliera vuota già colpita due giorni prima, sarebbe stata raggiunta da altri due missili statunitensi.
La rappresaglia iraniana contro le basi americane
A un'eventualità di escalation Teheran aveva risposto promettendo rappresaglie, che si sono nuovamente abbattute sui Paesi della regione con maggiore intensità. La Repubblica islamica ha rivendicato di aver colpito basi, aerei e radar statunitensi in Kuwait, Qatar, Bahrein, Giordania e Oman, con i pasdaran che hanno avvertito che proseguiranno i loro attacchi “finché non sarà ripristinata la calma lungo la costa meridionale e nello Stretto di Hormuz”.
In Kuwait, le autorità hanno denunciato che un attacco iraniano ha danneggiato una centrale elettrica e di desalinizzazione dell'acqua, mentre diversi soldati sono rimasti feriti quando droni di Teheran hanno preso di mira alcune basi e campi militari nel Paese. In Qatar, i pasdaran hanno rivendicato di aver colpito sistemi radar e aerei militari statunitensi nella base di Al-Udeid. Doha ha riferito di aver intercettato attacchi missilistici, mentre un bambino è rimasto ferito dai detriti.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno anche affermato di aver attaccato due siti radar statunitensi in Oman e la base militare di Al-Tanf in Siria, ma una fonte militare di Damasco ha negato che ci sia stato un simile raid. Teheran ha poi rivendicato di aver colpito aerei militari americani in Giordania. In Bahrein, i media del regime hanno riferito di attacchi contro elicotteri e velivoli statunitensi in una base aerea.
Quello delle ultime ore segna lo scambio di attacchi più intenso dalla ripresa delle ostilità, provocata dal crollo del cessate il fuoco e del memorandum firmato a giugno. Secondo il ministero della Salute iraniano, almeno 38 persone sono state uccise e oltre 400 ferite da quando sono ripresi i combattimenti.
La battaglia per lo Stretto di Hormuz e il rischio escalation
Accanto alla scia di sangue, si fa sentire la crisi provocata dal blocco dello Stretto di Hormuz. Gli iraniani continuano a rivendicare il controllo del braccio di mare, dove le navi passano con il contagocce, mentre gli Stati Uniti impongono il loro blocco navale. Secondo il Centcom, i marines hanno abbordato un'imbarcazione carica di carburante iraniano, la M/T Wen Yao, per un'ispezione volta a “garantire il pieno rispetto del blocco”.
La tensione è aumentata ulteriormente dopo che l'agenzia Tasnim, vicina alle Guardie Rivoluzionarie, ha riferito che una nave battente bandiera thailandese è stata presa di mira dalle forze iraniane mentre tentava di attraversare lo Stretto. Secondo una fonte citata dall'agenzia, l'imbarcazione avrebbe ignorato gli avvertimenti e cercato di proseguire senza aver ottenuto il permesso della Marina dei pasdaran, che l'avrebbe prima bloccata e poi colpita.
E accanto a Hormuz, preoccupa la minaccia che il conflitto si allarghi al Mar Rosso. Per il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, il blocco dello stretto di Bab el Mandeb da parte degli Houthi “sarebbe un male per il commercio globale”, mentre la tensione è già in aumento al largo delle coste yemenite. Secondo l'agenzia Ukmto, un'imbarcazione è stata abbordata da personale non autorizzato mentre navigava verso est nel Golfo di Aden.
Una spirale di escalation che rischia di allargarsi ulteriormente. Secondo quanto riferito da Axios, l'amministrazione Trump ha comunicato a Israele l'intenzione di inviare nei prossimi giorni decine di ulteriori aerei cisterna per il rifornimento in volo, mentre valuta un ampliamento delle operazioni militari contro l'Iran. Il presidente non avrebbe ancora preso una decisione definitiva, ma potrebbe autorizzare un'escalation con l'obiettivo di infliggere a Teheran danni sufficienti a spingerla a riaprire lo Stretto di Hormuz e ad accettare le richieste americane sul programma nucleare iraniano.
Tra le opzioni allo studio figurerebbero attacchi contro infrastrutture strategiche iraniane, comprese le centrali elettriche, nuovi bombardamenti sui siti nucleari per seppellire ancora più in profondità le scorte di uranio arricchito e un raid contro il sito sotterraneo di Pickaxe Mountain, ritenuto una struttura nucleare in fase di sviluppo. Gli Stati Uniti disporrebbero attualmente di circa 60 aerei cisterna tra l'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv e la base di Ramon, nel sud di Israele, ma intenderebbero riportarne il numero ai livelli registrati all'inizio del conflitto.
Il ritorno in guerra dello Stato ebraico resta quindi
un'opzione, mentre l'Idf continua a colpire Hezbollah in Libano e a bombardare Gaza, dove l'agenzia Wafa denuncia che almeno otto palestinesi sono stati uccisi e altri 20 feriti in un raid sul campo profughi di Nuseirat.
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