Letteratura

Hans Magnus Enzensberger. Il maestro dello "zickzack"

È stato uno dei più grandi scrittori tedeschi vivendo, da sinistra, il naufragio delle ideologie

Hans Magnus Enzensberger. Il maestro dello "zickzack"

E così se ne è andato l'ultimo dei maestri tedeschi, Hans Magnus Enzensberger, uno scrittore riconosciuto e contestato, nel corso del tempo icona di variegati schieramenti, anche contrastanti. Nessuno avrebbe pensato che il giovane contestatore che acclamava Fidel Castro negli Anni Sessanta sarebbe diventato un convinto assertore della guerra in Irak, paragonando Saddam Hussein a Hitler.

Negli anni è stato spesso criticato questo suo atteggiamento a zig zag tra le ideologie, ma l'autore ha risposto ironicamente con un saggio assai vivace: Zickzack, mentre la sua ultima pubblicazione poetica del 2020 accenna a onde sempre più mosse e confuse: Wirrwarr, (confusione, caos). Enzensberger è un poeta, ma anche un moralista e un raffinato saggista, si è profilato precocemente come un inflessibile critico dell'industria culturale e segnatamente della televisione, come ricorda la famosa scena di CaRo Diario di Nanni Moretti, che rievoca le sue battaglie moralizzatrici.

Nato nel 1929 Enzensberger è stato protagonista della cultura tedesca dal 1957 quando pubblicò il suo primo volume di poesie La difesa dei lupi; dunque per più di 60 anni è stato presente - per decenni in modo dominante - sulla scena letteraria e intellettuale tedesca insieme ad altri grandi scrittori come Heinrich Böll, Günter Grass, Christa Wolf e Heiner Müller (tutti scomparsi). Anche lui dovette partecipare alla Hitlerjugend, alla gioventù nazista, ma al crollo der Terzo Reich aderì con entusiasmo a quel movimento di rinnovamento culturale che sta all'origine della democrazia tedesco-occidentale.

Da giovane trascorse anni all'inseguimento del tempo perduto, leggendo di tutto, specie (come i nostri scrittori) la letteratura americana. Dunque lesse, studiò, tradusse lirici, soggiornando a lungo negli Usa (ma anche a Parigi, in Norvegia e persino un anno a Lanuvio, vicino Roma).

L'altra scoperta intellettuale fu la Scuola di Francoforte, soprattutto la teoria critica di Adorno, cui affiancò Brecht, ma anche il poeta proibito Gottfried Benn, evitato per le sue iniziali simpatie naziste: il poeta nero lo introdusse alla poesia, alla rigorosa tecnica della lirica contemporanea, nonché al montaggio e alla manipolazione linguistica. Adorno gli insegnò la dialettica dell'illuminismo, mentre da Brecht mutuò la rabbia della protesta insieme al gusto plebeo per un linguaggio quotidiano dissacratore, diretto. Erano gli autori su cui si formò il celebre Gruppo 47, che almeno fino al 1966 segnò l'attività letteraria tedesca. Solo con la scomparsa del gruppo, Enzensberger trovò la sua specificità poetica.

La sua opera più matura, il suo capolavoro è La fine del Titanic, «Der Untergang der Titanic», dove Untergang sta per tramonto: è un termine forte della cultura del Novecento tedesco che richiama intensamente il breviario nichilistico di Oswald Spengler, Il Tramonto dell'Occidente. È un poema in versi che segna la disfatta epocale delle attese rivoluzionarie con il distacco definitivo dell'autore dal Movimento Studentesco e dalla sua frangia militarizzata: la «Rote Armee Fraktion» (corrispondente alle brigate rosse). Negli anni precedenti in liriche impegnate aveva annunciato l'estinzione della poesia che, tuttavia, continuava a comporre, con sovrana contraddizione.

Prese sempre più le distanze dalla sua creatura politica, la rivista Kursbuch («Giornale di bordo»), che aveva fondato e che era riconosciuta quale l'organo intellettuale dell'APO, l'opposizione estraparlamentare tedesca, quella animata dagli studenti tedeschi.

Nel quindicesimo fascicolo lo scrittore aveva solennemente dichiarato la morte della letteratura, fornendo, con quel saggio, una stupenda confutazione della sua tesi, poiché il testo è uno dei punti più poetici della sua scrittura. Constatava la mancanza forse irreversibile? - della funzione sociale della poesia nell'epoca tardo-capitalistica. Ciò non gli impedì di continuare a scrivere poesie, drammi e persino libretti d'opera. L'impossibilità di una palingenesi politica guidata da eroici rivoluzionari, come il Ché, suo amore giovanile, è la potente metafora dell'affondamento - col Titanic del senso della vita nell'epoca attuale. L'inabissamento di ogni posa rivoluzionaria talvolta fu imbarazzante come quando sloggiò dal suo appartamento berlinese i compagni della KOMMUNE I, i quali si erano istallati da lui per una vita tutta in comune, spazi, camere e letti. C'era anche suo fratello Ulrich!

Era la fine dell'innocenza utopica e dell'immaturità politica. Che rimaneva? Il lavoro, la scrittura, il confronto con il suo tempo. E per un tedesco come Enzensberger, attento alle dinamiche in atto, il grande tema divenne quello dell'emigrazione. Già nel 1992 il saggio La Grande migrazione confermava la presenza attenta dell'autore quale maître-à-penser del nostro tempo. Il problema epocale dei grandi spostamenti di masse di uomini dal Sud al Nord, dall'Est all'Ovest rappresenta per lo scrittore la principale questione d'oggi e allo stesso tempo la costante della storia dell'umanità.

La coscienza storica tedesca nasceva, per lui, proprio dall'esodo massiccio dei germani verso Occidente sotto la pressione delle popolazioni provenienti dall'Asia. Il dejà-vu raffigurato da Enzensberger è un altro modo per esorcizzare l'angoscia. È strano che questo poeta apocalittico in gioventù si sia lentamente trasformato in un saggista e romanziere arguto post-illuminista, che si confronta con la matematica, sulla scia della tradizione settecentesca tedesca.

Il prossimo sei dicembre Peter Handke che ottenne quel Nobel che Enzensberger non ebbe- compirà 80 anni.

Loro due sono stati scrittori antitetici, Handke contribuì in maniera determinante ad affondare il Gruppo 47, quello della generazione militante e politicamente impegnata di Enzensberger, che scrisse una tesi di dottorato alla Sorbona su Clemens Brentano, uno dei massimi poeti romantici, ma lo spirito del tempo, lo Zeitgeist, impedì a Enzensberger di diventare anche lui un poeta romantico, come invece è riuscito a Handke.

Il suo approdo finale fu la prosa e un sottile ed elegante scetticismo, rassegnato, ma sempre vigile e militante, ancorché a zig zag.

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