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Immigrato sfonda il triage con l'estintore, caos al Fatebenefratelli

Infermiera ferita, l'ira dei colleghi: "Siamo il ricettacolo di ubriachi e violenti". Solidarietà dall'Ordine

Immigrato sfonda il triage con l'estintore, caos al Fatebenefratelli
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"Noi siamo la cloaca di Milano, tutti i disperati della città li portano qui da noi. Ora basta". Dietro lo sfogo di un infermiere del Fatebenefratelli al telefono con il Giornale c'è la disperazione di chi l'ha scampata anche stavolta. Davanti a lui c'è il vetro antiproiettile quasi sfondato dall'estintore lanciato nella notte tra martedì e mercoledì da un extracomunitario contro una sua collega dopo averla minacciata di morte. La donna è rimasta per fortuna solo ferita con 15 giorni di prognosi. Gli addetti alla sicurezza presenti sono intervenuti nel tentativo di calmarlo, senza esito.

Il vetro ha retto all'impatto, i nervi dell'uomo e dei suoi colleghi non più. "Non è un triage, è un campo di battaglia", lamenta un altro infermiere, protetto anche lui dall'anonimato. A metterci la faccia è il sindacalista di Nursing Up Mauro D'Ambrosio, che ha denunciato subito la "gravissima aggressione, colpa di un sistema incapace di garantire adeguate condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro", in passato il pulsante di allarme non avrebbe funzionato a dovere. È un'emergenza su cui il primo a intervenire è Riccardo De Corato (Fdi), che subito invoca pene esemplari per il colpevole, scappato quasi indisturbato: "Quando verrà preso, siano applicate senza sconti le pene severissime per chi aggredisce il personale ospedaliero". "La violenza si riverbera su chi si fa carico dei fragili. Bisogna tornare ai presidi di polizia come prima forma di deterrenza", sottolinea al Giornale Pasqualino D'Aloia, presidente dell'Ordine degli infermieri di Milano, Lodi e Monza-Brianza. Di episodi come questi ce ne sono tutti i giorni, ci racconta un'altra infermiera che preferisce non farsi identificare. Un'altra collega un paio di mesi fa, ci racconta, è stata presa per i capelli e sbattuta a terra. I freddi numeri dei codici gialli e rossi smaltiti nei tempi previsti raccontano un'eccellenza diversa da ciò che appare in sala d'attesa davanti a situazioni da periferie del mondo, diventato ricettacolo di tossici, ubriachi, senza fissa dimora, mescolati a tutti i violenti raccattati e scaricati lì dalle forze dell'ordine. L'identità dell'aggressore è nota, avrebbe dato in escandescenza già al suo arrivo e avrebbe passato ore a insultare i sanitari. "Non più tardi di due settimane si era messo a sfottere e molestare a distanza una dottoressa, abbassandosi i pantaloni". Al posto del vetro sfondato è arrivata una barriera di plexiglass, insufficiente a garantire la piena operatività del Pronto soccorso.

"Siamo obbligati a registrare gli ubriachi come pazienti e chi deve davvero avere il lettino, chi sta male resta fregato. Sembra un ospedale del Sud trapiantato a Milano, è tutto affidato alla buona volontà del singolo".

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