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"Angelino vuole sopravvivere, è un bravo dc"

L'ex ministro Pomicino: "Alfano propone un Letta-bis perché così arriva al 2015"

«O'ministro» Paolo Cirino Pomicino, una vita nella Dc e nei Palazzi, uno dei simboli della Prima Repubblica, di rimpasti e governi bis e tris ne ha visti a dozzine. Quanto basta per non stupirsi più di nulla.

Pomicino, Alfano propone un rimpasto ai suoi danni, coi renziani al posto dei suoi, purché il governo vada avanti.
«E fa benissimo. Ma non parlerei di rimpasto. Alfano forse ricorda l'espressione garbata che si usava nella Dc, “governo amico”, quando il partito voleva prendere le distanze dall'esecutivo. Renzi è segretario di un Pd che vede nel governo Pd un amico, ma non il proprio governo. Ma senza un Letta bis in cui la segreteria Pd sia direttamente impegnata il governo affanna. Alfano lo sa benissimo e quindi può anche sacrificare qualche casella pur di non perdere il governo».

L'arte della sopravvivenza.
«Ma è normale che Alfano voglia tenere in piedi il governo di cui fa parte e che voglia salvaguardare il suo partito, anche a costo di rimetterci qualcosa, perché così sa che arriva al 2015».

Sente aria di vecchia Dc?
«Premesso che per me è un grande complimento dare dei democristiani a qualcuno, certamente Alfano si comporta da democratico cristiano, che significa guardare senza rabbia le cose della politica, avere una cultura di governo. Quel che Alfano ha sbagliato è la scelta del nome: Nuovo centrodestra. Così perderanno. Tra l'originale e la copia la gente sceglie sempre l'originale».

Ma lì c'è già una folla. Casini, Monti, Mauro, Olivero...
«Tutti loro sbagliano a voler fare i leaderini di partitini. Il mio amico Casini ha voluto fare un partito personale che più personale non si può e ha perso. Lo stesso rischio corre Alfano. Il cattolicesimo politico non ha mai tollerato un capo, c'erano gruppi dirigenti, più persone che potevano fare i premier o i ministri, ma non c'era il leaderismo nella Dc».

Quindi Alfano cosa dovrebbe fare, una nuova Dc?
«È il mio sogno utopico che qualcuno riesca ad unire i democratico cristiani in un unico partito, che riprenda quella grande cultura politica che governa tutti i paesi del centro Europa e la Spagna. Alfano e gli altri nuovi leader di piccoli partiti possono farlo se ricercano il minimo comune denominatore piuttosto che il massimo comune divisore».

L'«Italicum», col premio di maggioranza e le soglie alte, dovrebbe aiutare.
«È l'unico aspetto positivo di questa legge elettorale, il fatto che spinge ad unirsi. Io sono contro la tutela dei partitini, se vogliono vivere si mettono insieme o è giusto che spariscano».

Ma gli aspetti positivi finiscono qui.
«Faccio notare che in tutte le democrazie europee si votano i partiti, qui le coalizioni. In tutte i paesi europei le maggioranze si formano dopo le urne, qui prima. Delle due l'una. O abbiamo trovato il Santo Graal della democrazia moderna, o siamo un'anomalia».

Lei pende per questa seconda ipotesi, da grande supporter della Prima Repubblica.
«La Prima Repubblica ha fatto diventare l'Italia una grande potenza mondiale, ha sconfitto l'inflazione e il terrorismo. E anche il trasformismo è un male di quest'ultimo ventennio, sa? Nei primi quarant'anni di vita repubblicana un solo deputato cambiò maglietta, passando tra l'altro dalla maggioranza all'opposizione. Invece col maggioritario dal '94 in poi ci sono state centinaia di deputati che hanno cambiato casacca, una o più volte. È un sistema che non funziona, come non funzionava nell'Italia liberale pre-fascista».

E la riforma elettorale non migliora neanche un po'?
«Nemmeno per sogno. Ogni sistema elettorale in Europa ha meccanismi che combattono la frammentazione. Chi la soglia di sbarramento, chi il premio di maggioranza, chi il maggioritario. Noi siamo gli unici ad averli messi tutti! Risultato: un premio che assegnerà il governo ad un partito che è minoranza nel Paese, mentre alla maggioranza del Parlamento dovrebbe anche corrispondere la maggioranza del Paese, così è stato per quarant'anni.

Ma davvero pensate che un Paese possa essere governato da una minoranza? Sarà la devastazione».

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