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Rai, tre volti nel mirino dell’Usb: la petizione sulla “propaganda sionista” dopo il caso Hannoun

Nel mirino Monteleone, Brunori e Boccia. Pochi giorni prima proprio Brunori era stato destinatario di una richiesta di rettifica da parte di Mohammad Hannoun

rai usb

Tre volti Rai messi nel mirino dal sindacato USB, notoriamente vicino all’area islamista e alle reti antagoniste: hanno preso i volti dei due giornalisti della tv pubblica Antonino Monteleone e Giovan Battista Brunori, ma anche quello di Incoronata Boccia, direttore dell’ufficio stampa, per lanciare una petizione gridando alla “propaganda sionista”. Ma, prima ancora di entrare nel dettaglio di questo comunicato, è importante cogliere un collegamento: Brunori, con i suoi servizi al Tg1 e Tg2, erano finiti nel mirino di Mohammad Hannoun pochi giorni prima.

L’uomo considerato a capo della cellula di Hamas in Italia, in carcere in regime di alta sicurezza dal 27 dicembre dello scorso anno, aveva addirittura fatto pervenire agli uffici di Viale Mazzini una richiesta di rettifica per un pezzo circa i coloni israeliani. E, subito dopo, con un nesso casuale quantomeno sui generis, l’Usb si mobilita: quanto ancora possiamo permettere che il servizio pubblico sia il megafono della propaganda sionista? Tante lavoratrici e lavoratori della RAI hanno dato supporto alla causa aderendo agli scioperi generali, spesso facendo saltare trasmissioni radiofoniche e televisive in tutta Italia.

“Anche i lavoratori Rai sono stanchi della propaganda”, scrivono. E questo è un tema che certamente l’azienda dovrà affrontare anche al suo interno, perché un conto è il dissenso, un altro è indicare come bersagli dipendenti dell’azienda pubblica che svolgono il loro lavoro rimanendo al contempo fedeli alle proprie idee e professionali nei temi che affrontano. Il vero nodo di questo fantomatico mostro sionista che ancora serpeggia tra le file dei propal sta nel fatto che chiunque provi a discostarsi dalla loro narrazione è un obiettivo da denigrare. Ma, fortunatamente, non è nei centro sociali o nelle piazze violente che si decide il corso dell’informazione.

A unirsi al fianco dei colleghi mostrando “solidarietà e vicinanza” è stato fin da subito il sindacato Unirai Figec in una nota chiedendo “alla Rai di individuare, denunciare e perseguire in sede civile e penale i responsabili del post pubblicato dal sindacato Usb su Instagram, che isola i volti dei tre colleghi mettendoli all’indice e utilizzandoli come richiami per la propria raccolta firme contro quella che viene definita ‘propaganda dell’occupazione’. È solo l’ultimo degli attacchi sferrati, ormai da mesi, sempre contro le stesse persone, oggetto di una campagna antisemita che rischia di avere snodi imprevedibili e pericolose conseguenze”.

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