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“Daje Maurizio”. Bufera sul Pd romano che difende l’ex Br latitante Falessi

Claudio Poverini, presidente dem del Municipio V esprime vicinanza al terrorista rosso. Tensione in aula per i legami tra esponenti dem, estrema sinistra ed ambienti radicali

Polverini Falessi

“La mia vicinanza e solidarietà al mio amico Maurizio. Daje Maurizio”. A scrivere queste parole è Claudio Poverini, presidente del Partito Democratico del Municipio V di Roma dove oggi si vota la mozione contro l’islamofobia nata da un accordo tra Pd e comunità islamica.

Maurizio è Maurizio Falessi, ex terrorista rosso condannato nel 1982 dalla corte di appello di Roma a 23 anni per associazione sovversiva e banda armata, tentato omicidio e concorso in sequestro di persona nel processo contro i militanti delle Unità Comuniste Combattenti. Falessi è stato poi condannato a 11 anni di detenzione in via definitiva ma nel frattempo si era dato alla latitanza. È stato catturato solo nel 2004 all’aeroporto del Cairo insieme alla sua compagna l’ex brigatista Rita Algranati implicata nel sequestro di Aldo Moro.

Il post di Poverini nasce dopo che è stata diffusa una fotografia nel consiglio comunale di qualche giorno che lo ritrae insieme a Falessi e al presidente della Comunità islamica di Roma Ahmed Vall.

Falessi ha partecipato alle varie fasi della votazione della mozione sull’antisemitismo e anche oggi è presente in prima fila in aula a testimonianza del suo ruolo tutt’altro che marginale.

Immaginiamo cosa sarebbe accaduto al contrario se un presidente di municipio del centrodestra avesse espresso amicizia e solidarietà a un ex terrorista nero per giunta latitante per anni. Si tratta non solo di un comportamento del tutto inopportuno ma che pone seri interrogativi sui rapporti tra la sinistra istituzionale romana con ambienti dell’estrema sinistra e dell’islam radicale. Falessi nel 2024 ha infatti partecipato a una conferenza al Centro Islamico Imam Al-Mahdi a Roma al tavolo con Othman Jihad, attivista palestinese rifugiato in Italia noto per un attentato compiuto negli anni Ottanta a Roma e considerato vicino a Mohammad Hannoun. Il 26 ottobre 1984 sparò infatti contro l’auto del vice console degli Emirati Arabi Uniti ferendolo gravemente e nell’agguato morì l’iraniana Noushine Montasseri, amica del diplomatico. Othman fu condannato a 24 anni di reclusione ed è stato coinvolto nelle indagini sull’attentato all’aeroporto di Fiumicino del 27 dicembre 1985.