Pochi i metri separano il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, dalla piazza dei manifestanti Sì Tav No Violenza, ma se misurati con il metro politico diventano una lontananza ancestrale. Ufficialmente la sua era un’assenza giustificata dalla partecipazione a un altro evento con l’Anci al Museo Risorgimento, nell’orario in cui si è svolto il presidio per ribadire l’importanza dell’Alta velocità e scandire con forza il no alla violenza che da sempre caratterizza le manifestazioni contro l’opera italo-francese. Un’assenza pesante, nonostante un suo messaggio per ribadire di «essere favorevole all’opera», nella speranza di non indispettire i 5Stelle che non ne hanno mai digerito la realizzazione, spesso strizzando l’occhio agli antagonisti e non condannando con fermezza la violenza.
Un comportamento considerato poco chiaro dal centrodestra che è sceso in piazza. «È assurdo dover dire ancora una volta sì all’opera con i cantieri in corso di realizzazione - ha sottolineato Alberto Cirio (foto), presidente della Regione Piemonte e vicepresidente nazionale di Forza Italia -. È evidente che in caso di vittoria del campo largo alle prossime elezioni, la Tav potrebbe essere rimessa in discussione». Sulla stessa linea il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone (FdI), che in tanti vedono come l’anti Lo Russo per il centrodestra alle prossime elezioni: «Chi benedice da assente la manifestazione prende in giro i cittadini: chiede consenso proclamandosi a favore dell’opera, ma poi aiuterà a vincere alleanze ostruzionistiche». Più netta Augusta Montaruli, vicecapogruppo FdI alla Camera: «Ringraziamo chi ha organizzato il presidio, in una città come Torino dove il Pd torna a mettere in discussione l’opera e il primo cittadino è ostaggio delle frange più estremiste, tanto da dileguarsi». Soddisfatto Bartolomeo Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti: «Non è possibile ammettere la violenza come strumento di lotta politica. Lo dico anche a quella parte della magistratura che considera le azioni di sabotaggio comprensibili».
