Il Mattarellum e lo Stabilicum si somigliano? Nel suo pezzo odierno, Vittorio Macioce ricostruisce la storia della legge elettorale che porta il nome dell’attuale Capo dello Stato e della sua possibile evoluzione. Come ricorda anche l’ex parlamentare Peppino Caldarola nel suo libro dal titolo "Storia di una riforma mai nata. Quarant'anni di vani tentativi per rinnovare le istituzioni", nel 1998 l’allora deputato del Ppi aveva presentato una proposta di legge tesa a modificare la precedente entrata in vigore nel 1993. Una modifica che avrebbe ridotto la percentuale dei collegi uninominali dal 75 al 60%, mentre il restante 15% sarebbe diventato un premio di maggioranza da assegnare dopo un ballottaggio nazionale tra le due coalizioni più forti così da consentire al vincitore di avere il 55% dei seggi. Ma non solo. Mattarella ipotizzava anche che i partiti, insieme al simbolo, potessero depositare anche “il nominativo della persona che intendono indicare per la carica di Presidente del Consiglio dei ministri”.
Su questo specifico punto è arrivata la puntualizzazione del Quirinale. “Si ribadisce ancora una volta l’invito a non cercare di schierare il Presidente della Repubblica da una parte o dall’altra delle controversie politiche”, si legge nella nota che fa riferimento all’articolo del Giornale sulla proposta di legge del 1998 dell'allora deputato Mattarella che “non ha affatto proposto l’indicazione preventiva dei candidati premier: negli undici articoli che compongono quella proposta - n. 4926 del 27 maggio 1998 della tredicesima Legislatura - non ve n’è traccia”. La nota precisa che di questo “vi si fa riferimento nella relazione che l’accompagna, senza accoglierla, si ripete, nel testo proposto”.
E ancora: “Come già chiarito con una precisazione, pubblicata su Il Messaggero una settimana fa, quella proposta traduceva l’intesa sul sistema elettorale definita, con larghissima convergenza, nei giorni dell’attività della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali e rispondeva alla richiesta rivoltagli di redigerne il testo”.
E infine: “nella relazione, - si legge in conclusione - in coerenza con il mandato di illustrare quanto emerso dal confronto tra i due più grandi partiti di maggioranza di allora (DS e Ppi) e i due più grandi di opposizione (FI e AN) si dà anche conto di alcuni aspetti sollevati dai partiti ma non condivisi da tutti, come, appunto, l’indicazione del nome del possibile Presidente del Consiglio.”