Si avvicina settembre e con lui la corsa alla manovra entra nel vivo. Il Meeting di Rimini è stata l’occasione per diversi esponenti della maggioranza di tornare sui grandi obiettivi: dall’intervento sull’Irpef per il ceto medio, alla detassazione delle tredicesime fino agli incentivi per il lavoro. Un esponente di spicco di Fratelli d’Italia come Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, ieri ha messo sul tavolo le varie ipotesi in gioco per attuare il taglio delle tasse: «Una prima ipotesi è proseguire su questa strada estendendo il 33% fino a 60mila euro, con un beneficio aggiuntivo fino a 1.000 euro e un costo vicino ai 3 miliardi». Proposta alla quale se ne aggiunge un’altra, che potrebbe anche non essere alternativa: «Si possono inoltre ridurre ancora le aliquote sulle fasce più basse oppure combinare più leve», ha proseguito Osnato a ilSussidiario.net. «Un punto in meno sullo scaglione attuale costa indicativamente 1,5 miliardi e garantisce un beneficio fino a 220 euro». Il riferimento è all’aliquota al 23%, che scenderebbe al 22 per cento. Anche se quest’ultima sarebbe solo una ciliegina perché comunque il governo ha già investito tanto nel corso della legislatura sulle fasce di reddito più basse.
Quanto alle tredicesime, l’idea allo studio è «Sostituire l’Irpef ordinaria con una imposta del 15% o del 10%» che «produrrebbe un risparmio netto in busta paga tra 200 e 500 euro, a seconda del reddito». Misura quest’ultima che ha costi molto differenti a seconda di quale perimetro verrà preso in considerazione: se riguarderà solo i redditi più bassi (15mila euro) allora costerebbe mezzo miliardo, se riguardasse una soglia più larga (10 o 15% fino a 30mila euro) allora il costo oscillerebbe tra i due e i tre miliardi.
Il vice premier Antonio Tajani, leader di Forza Italia, era stato ancora più ambizioso in un’intervista rilasciata a Milano Finanza: «Vogliamo detassare le tredicesime fino al 100%, se possibile». Il ministro - che appoggia l’Irpef al 33% fino a 60mila euro - inoltre aggiunge altre idee: come una «flat tax incrementale strutturale al 5% per tutti» per gli aumenti di stipendio, la detassazione degli straordinari e dei premi di produttività. Tajani propone inoltre «il cashback immediato sulle spese sanitarie» e «l’abolizione del bollo auto». E ieri, intanto, sempre dal partito azzurro è arrivata un’altra proposta per un «Programma per il Riassetto Funzionale» decennale, ideato dalla deputata Erica Mazzetti, responsabile Lavori pubblici del partito. Il piano poggia su «6 assi portanti»: infrastrutture, logistica, manutenzione, sicurezza, acqua ed energia, con risorse annuali pari al 3-6% del Pil, vincolate per dieci anni. Il 50% degli investimenti dovrebbe essere garantito attraverso partenariati pubblico-privati, mentre la governance farebbe capo alla Presidenza del Consiglio. Una bozza di legge delega sarà presentata entro il 15 settembre.
Ma tornando alla manovra, tra le priorità del governo c’è anche rinnovare le misure che sostengono la natalità, uno dei grandi problemi del Paese. Nel 2027 «vanno rinnovate la detassazione degli aumenti da rinnovi contrattuali e il bonus mamme» e «vanno mantenuti il bonus nuovi nati, il bonus nido e il sostegno alle spese essenziali», ha aggiunto Osnato. La ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, intende «riconfermare gli incentivi, i due miliardi che abbiamo messo sul lavoro nel 2026» e «continuare a sostenere le assunzioni di giovani, donne e lavoratori in condizione di svantaggio». Mentre il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, ha proposto una defiscalizzazione per i giovani che rientrano in Italia per arginare la famosa fuga dei cervelli.
Insomma c’è parecchia carne al fuoco, con parecchi miliardi da reperire in una manovra cruciale a livello politico, perché anticipa le elezioni, dove comunque il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, cercherà di mantenere il rigore dei conti. Nel frattempo, una data importante sul calendario è il 22 settembre, quando ci sarà l’aggiornamento sul deficit del 2025 che potrebbe scendere al 3% (dal 3,1%) traghettando l’Italia fuori dalla procedura d’infrazione europea.
