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Moschea di Venezia, esposto dei bengalesi contro Cisint

Problemi con i finanziamenti, la comunità è spaccata. La leghista denunciata per istigazione all’odio

I riti La comunità bengalese che si ritrova per pregare Ora è scoppiata la polemica a Venezia per la richiesta di una moschea fortemente voluta dai bengalesi

La moschea della discordia. È ormai muro contro muro all’interno della comunità bengalese veneziana. Dopo le minacce di paralizzare la città lanciate da Prince Howlader, leader dell’associazione «Giovani per l’umanità», in risposta allo stop del Comune alla costruzione della moschea di via Giustizia, sempre più realtà della comunità sembrano prendere le distanze dalla linea dello scontro. Come riportato dal Corriere, giovedì 3 settembre, a Marghera si sono riunite alcune associazioni e centri culturali islamici, tra cui l’Islamic Forum Venezia, l’Associazione Centro Culturale del Bangladesh e il Riyadul Jannah Human Welfare Foundation Venice, per dare vita a un fronte alternativo a quello della contrapposizione con le istituzioni: il fronte del dialogo. In prima linea, il consigliere della Municipalità di Marghera Abdul Mahde (Pd), che ha ribadito come, pur desiderando un luogo per poter pregare, «la decisione spetta al Comune».

Ma è sul capitolo dei finanziamenti che la vicenda prende una piega decisamente più spinosa. Per la costruzione dell’edificio servirebbero circa 15 milioni di euro, da raccogliere attraverso le donazioni della comunità. Secondo quanto riportato dal Gazzettino, l’associazione di Howlader, incaricata della raccolta fondi, non presenterebbe però i propri bilanci in Regione dal 2022, pur essendo tenuta a farlo in quanto Aps del Terzo settore. Da qui la diffida della Regione Veneto ad adempiere entro 30 giorni. E proprio sui soldi è intervenuta l’eurodeputata della Lega Anna Maria Cisint, chiedendo alla Guardia di Finanza di verificare le modalità di raccolta dei fondi destinati alla moschea. Una richiesta di controllo che ha fatto deflagrare un nuovo scontro: Howlader ha infatti deciso di presentare un esposto contro Cisint per istigazione all’odio razziale. Una domanda sulla trasparenza finanziaria traslata sul terreno, ben più incendiario, della discriminazione. Eppure è lo stesso Howlader ad affermare che tutti i pagamenti sono stati effettuati tramite banca: se così fosse, a preoccupare non dovrebbero essere i controlli, ma l’eventuale assenza di una documentazione contabile completa.

Non si è fatta attendere la reazione della vicesegretaria della Lega Silvia Sardone, che ha espresso solidarietà alla collega e rincarato la dose: «Pur di avere la moschea fuori dalle regole, prima minacciano scioperi e poi tentano di intimidire, per via giudiziaria, chi osa opporsi. Ormai la strategia è chiara: pur di raggiungere i propri obiettivi sono disposti a tutto, anche a cercare di silenziare i rappresentanti delle forze politiche che non vogliono piegarsi all’islamizzazione».

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