L’ultima a chiudere è stata la Cardellino in zona Inganni. Giorni fa i soliti idioti hanno pensato bene di buttare della vernice in acqua e addio tuffi che, col caldo assurdo di queste settimane, sono l’unico vero sollievo a chi resta, «resiste» e non si vuole arrendere all’idea di passare i pomeriggi al fresco di un centro commerciale. Ci mancavano i vandali a rendere più orribile di quanto sia già l’ennesima estate delle piscine comunali milanesi. Una Caporetto che non ha alibi e soprattutto non ha senso nella città che è appena stata olimpica e che vorrebbe esserlo di nuovo nel 2036 organizzando i Giochi estivi con Genova e Torino in replica a quel modello diffuso che tanti applausi ha ricevuto. Poi però c’è la realtà. Drammatica, per non dire altro, che in questi anni è andata inesorabilmente peggiorando. La Saini è chiusa da sempre. Così come la Cambini Fossati, la Scarioni, la Argelati, la Cozzi, la Procida, la Quarto Cagnino e la De Marchi. Chiuso da tempo immemore anche il Lido di Milano che ora è un cantiere e che è stato ceduto in concessione per una quarantina di anni alla società spagnola Ingesport e che ne farà, è suo diritto visto che si accollata i costi della ristrutturazione, un centro non proprio «popolare». Il resto è ciò che rimane. Cioè poco, pochissimo per una città bollente che fa la coda alla ricerca del refrigerio che non trova tra Solari, Ponzio, Iseo, Mincio e Suzzani che ovviamente strabordano in attesa che a dar loro una mano arrivi (finalmente) la nuova vasca delle Fatebenesorelle in via Moscova promessa da una decina d’anni. Bene ma non benissimo viene da dire. Un altro week end boccheggiante in attesa che qualcuno da palazzo Marino batta un colpo. Non con la bacchetta magica, perché quella non ce l’ha nessuno, ma almeno per toccarsi sul petto e chiedere scusa.

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