Finalmente. Dopo mesi passati a dare degli sciacalli ai giornali che osavano dire una banalità - sul Covid ci sono state troppe zone grigie -, Giuseppe Conte ha fatto una cosa molto semplice: ha attaccato il Giornale come al solito ma poi ha abdicato. Niente più «azzeccagarbugli» dei regolamenti, niente più cavilli come scudi medievali, niente più indignazione a gettone. Il leader del Movimento Cinque Stelle, l'uomo che da premier ha guidato il Paese nei mesi più duri, ha accettato di farsi ascoltare dalla Commissione che deve mettere ordine nel grande archivio emotivo e amministrativo della pandemia.
Ed è qui che accade l'imprevisto: dal Giornale, che questa battaglia l'ha aperta e ha criticato Conte anche duramente, arriva un plauso. Non al capo tifoseria, ma all'uomo di Stato. Perché, ogni tanto, l'interesse nazionale riesce a bucare la nebbia della guerriglia destra-sinistra, quella politica che si ricorda del bene comune solo quando serve in conferenza stampa.
Noi continueremo a raccontare tutto ciò che emergerà: appalti, procedure, decisioni, responsabilità, e anche le accuse - presunte - di imprenditori e figure chiave di allora. Senza posizioni precotte, senza verità in saldo, senza santini.
Però un fatto va riconosciuto: Conte ha fatto un gesto che somiglia alla politica vera. Se non hai nulla da nascondere, le domande non fanno paura: fanno solo rumore. E il rumore, in democrazia, è spesso l'unico modo per far uscire la verità dal lockdown.