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Politica

L’intervista a Marrazzo: “Sono un vigliacco per quelle bugie. Ecco la verità sulle serate trans”

L’ex governatore del Lazio: “Ora in famiglia mi hanno compreso. La mia fine politica ha fatto comodo a molti...”

I funerali di Pierluigi Tricò nella Chiesa degli artisti a Piazza del Popolo- Nella foto Piero Marrazzo all’uscita della chiesa - Mercoledì 24 Luglio 2024 (foto Valentina Stefanelli / LaPresse) The funeral of Pierluigi Tricò in the Artists' Church in Piazza del Popolo - In the photo the arrival of the coffin in the church - Wednesday 24 July 2024 (photo Valentina Stefanelli / LaPresse)

Piero Marrazzo oggi ha 68 anni. Ne aveva 51 quando un clamoroso scandalo giornalistico lo travolse e lo mise alla gogna. Lui era presidente della Regione Lazio, scelto dalla sinistra dopo una prestigiosissima carriera giornalistica in Rai (è il creatore di Mi manda Rai 3): un brutto giorno uscì sui giornali la storia che era stato ricattato da dei carabinieri corrotti che lo avevano sorpreso in un appartamento nella periferia di Roma con una donna transessuale. Reati? Da parte sua nessuno. Politica? Game over. Oggi dice di sé: «il giornalismo è il mio mestiere e mi sento uomo libero, più libero di prima».

Quando hai deciso di accettare la candidatura a presidente della Regione Lazio eri un giornalista di grande successo. Perché hai fatto quella scelta?

«Ho sentito il richiamo della foresta».

Ti sei pentito?

«Sono stato presidente di Regione sconfiggendo avversari di successo come Storace. Sono stato commissario sanità e rifiuti per Berlusconi, Prodi e di nuovo Berlusconi. Gli ultimi sondaggi mi davano al 65 per cento. Uno dei pochi presidenti di regione che non ha mai avuto un avviso di garanzia».

Poi finì male

«Qualche avversario ha scelto la mia vita privata per colpirmi».

Ti ha affondato?

«Sí. E mi sono dimesso, anche se non avevo commesso nessun reato».

Perché ti sei dimesso?

«Perché la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto».

C’ è stato un complotto politico per eliminarti?

«Non mi piace parlare di complotto. Però so che il mio ritiro ha fatto comodo a molti».

A chi davi fastidio?

«Io ho governato e ho toccato interessi in tutti i settori. Tutti sapevano che non ero corrotto. La mia eliminazione ha fatto comodo soprattutto alla politica».

Sei stato ingenuo?

«Sì, e l’ingenuità in politica è reato».

Perché sei stato ingenuo?

«È la prima domanda che mi ha fatto il mio psicanalista».

Risposta?

«Un’altra domanda: cosa mi ha spinto a stare in una casa di via Gradoli con una donna transessuale?»

Donna, tu dici?

«Si, donna: donna».

E come hai risposto a quest’altra domanda?

«Ho risposto: mi ha spinto il desiderio di quella donna transessuale».

Cosa si trova in una transessuale?

«La transessualità esprime per certi versi iperfemminilità. Nella testa di un eterosessuale maschio fa crescere elementi immaginari nel corpo di una donna».

Hanno detto che tu sei gay.

«C’è anche chi mi ha chiesto di fare coming out ma anche il mio psicanalista si è messo a ridere: quale coming out? Tu sei eterosessuale».

C’è del machismo in queste richieste?

«Non ho mai voluto dimostrare con quante donne sono stato. Il machismo è il segno più chiaro della debolezza del maschio».

La tua è stata una debolezza?

«No, non è stata una debolezza. Il tradimento non è una debolezza è il segnale di un disagio profondo».

Quale parte della tua storia senti ancora fraintesa?

«Dopo il libro Storia senza eroi, no. Strumentalizzazioni sì, fraintendimenti no. Dopo 15 anni qualcuno si oppone al mio ritorno in Tv, non è fraintendimento, è strumentalizzazione».

Ma tu ne sei uscito?

«Sì, il giorno dopo la sentenza della Cassazione contro i carabinieri vennero da me Giulia Diletta e Chiara. Le mie tre figlie. Mi dissero solo tre parole: papà, mo’ basta».

C’è stato un momento in cui hai dovuto fare i conti con il giudizio sulle persone?

«Lo hanno dovuto fare le mie figlie e le mie ex mogli».

È toccato a loro?

«Sì. Ed è mia la colpa».

Qual è?

«Lo dico a una collega donna: io sono stato un vigliacco».

Perché vigliacco?

«Perché dovevo avvertire mia moglie Roberta di quello che era accaduto. Io sono colpevole nei confronti di mia moglie e delle mie figlie. Questo è quello che io mi porto addosso».

Ti hanno perdonato?

«Il verbo giusto è: compreso. C’è un verbo che viene dal latino: compassione. Cum-patire. Soffrire insieme. La pietas è facile, la regali, la compassione è difficile, va vissuta. Le mie figlie e le mie ex mogli non si sono sottratte. Chi vuole puntare il dito contro di me lo punti. Ma su questo, non su altro. Se uno punta il dito contro di me io lo guardo negli occhi e gli dico, o le dico: Hai ragione».

C’è stato un momento in cui hai temuto di non venire compreso dalle figlie.

«Sì, sì».

E poi?

«Non si sono mai allontanate da me. Sono state tre leonesse. Erano lì a proteggermi. Mi ricordo una volta in traghetto per Stromboli. Qualcuno fece un apprezzamento volgare contro di me. Loro lo distrussero».

Se ti proponessero di tornare in tv?

«Un editore a Berlino c’è sempre».

C’è stato qualche politico che ti è stato vicino?

«Marco Pannella».

Dimmi una cosa che non hai mai detto.

«Un uomo può avere una storia sentimentale con una transessuale. Io non la ho avuta e ho scelto la via più semplice: la prostituzione».

In una sola parola dimmi il sentimento che provi riguardando indietro.

«Malinconia. La malinconia per avere ferito gli amori più importanti della mia vita».

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