La maggioranza torna a confrontarsi sull’operazione “Strade Sicure”. A rilanciare il dossier è la Lega, che chiede di aumentare il numero dei militari impegnati nel presidio delle città, delle stazioni e dei luoghi sensibili. Una partita che torna ora al centro dei lavori parlamentari e che mette nuovamente a confronto due visioni diverse della sicurezza: da una parte il modello del presidio militare come strumento immediato di deterrenza, dall’altra l’idea di riportare progressivamente le funzioni di sicurezza urbana nelle mani di chi è professionalmente deputato a svolgerle.
“La Lega ha depositato una risoluzione, in votazione nei prossimi giorni, per impegnare il governo a rafforzare ed estendere l’operazione ‘Strade Sicure’, portando a 10mila imilitari impegnati nel presidio delle strade, delle piazze e delle stazioni italiane” si legge in una nota del partito di Matteo Salvini,. “Attualmente, infatti, sono ancora scoperti ben 61 capoluoghi di provincia dal presidio armato di ragazze e ragazzi in divisa e, con una spesa contenuta di 109 milioni all’anno, si garantirebbe maggior sicurezza in tante città”. “Sarebbe inspiegabile da parte della maggioranza rinviare ancora una scelta che può essere operativa fin dai prossimi giorni - aggiunge la Lega -. La spesa potrebbe essere coperta dai profitti di soli tre giorni di una grande banca italiana”.
La calendarizzazione della risoluzione dovrebbe essere affrontata in Commissione Difesa dall’ufficio di presidenza. Il partito di Salvini la chiede da prima della pausa estiva e il nuovo pressing punta evidentemente a sollecitare gli alleati. Non è escluso che nel centrodestra si lavori a un compromesso sul testo. La questione ha una storia ormai lunga. “Strade Sicure” nasce il 4 agosto 2008, durante il quarto governo Berlusconi. Da allora quella che doveva essere una misura straordinaria è diventata un dispositivo strutturale, con migliaia di militari stabilmente impegnati sul territorio.
La risoluzione della Lega, presentata alla Camera dal deputato Eugenio Zoffili e sottoscritta da tutti i deputati del gruppo, è stata illustrata il 21 gennaio 2026 in Commissione Difesa e discussa in un’altra seduta il 29 aprile, per poi essere rinviata a una data ancora da fissare. In quella sede il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego ha ribadito “l’importanza dell’operazione”, sottolineando “come l’obiettivo sia quello di favorire, nel tempo, un progressivo riorientamento delle risorse militari verso attività più confacenti alla loro funzione primaria, anche grazie all’incremento previsto di circa 12.000 unità dei Carabinieri volti ad assicurare il presidio del territorio da parte di professionisti dedicati”.
È qui che si colloca la posizione “riformista” del ministro Guido Crosetto che non intende togliere militari finché non ci saranno abbastanza uomini delle forze dell’ordine per sostituirli. Ma fa notare che utilizzare l’Esercito per la sicurezza urbana non dovrebbe diventare la normalità, tanto più alla luce del mutato scenario internazionale. E c’è poi una questione di competenze: i militari impiegati in Strade Sicure hanno la qualifica di agenti di pubblica sicurezza, ma non quella di agenti di polizia giudiziaria. Una differenza di impostazione che ora, con il ritorno della risoluzione in Commissione, è destinata a riemergere.
