A Milano candida a sindaco Carmelo Burgio, un generale dei carabinieri. Uno che saprebbe «rastrellare Rogoredo». «Milano è la città della Madonnina e non dei maranza». È così che il leader di Fn Roberto Vannacci chiude l’intervista a La Versiliana, con il direttore Sallusti che deve fermarsi per dire: «Generale, mi ruba tutte le domande!». Lui, nel suo stile tira dritto ed è un fiume in piena. «Questo governo segue l’agenda Draghi e la sinistra», è solo uno dei tanti passaggi che vedono l’ex premier come obiettivo di tutti i mali. L’assist sulla politica estera è l’occasione per scongiurare l’uscita dall’Ue: «Non usciremo ma cambieremo i trattati» e per rinsaldare l’asse con l’Afd tedesco e Rn francese: «Presto avremo la maggioranza». Il suo pubblico si scalda quando nomina Roggero (parte un lungo applauso) e arringa sulle tensioni tra Italia e Spagna: «Il governo Meloni deve blindare i confini, con la Spagna ha fatto poco. Servono remigrazione ed espulsioni». Sallusti sorride: «Beh, ma cosa doveva fare di più? Dichiarare guerra?». L’immigrazione e la sicurezza sono al centro dell’agenda Vannacci 2027, che attacca a testa bassa. A tenere davvero banco è il dubbio sull’accordo col centrodestra. Per due volte il leader di Fn ribadisce che lui ha «delle linee rosse non negoziabili» ma all’idea della sinistra al governo la platea rumoreggia, si sente che vuole l’accordo. Ed ecco che Vannacci precisa: «Non mi avete mai sentito dire che non voglio fare alleanze o aprire un discorso con qualcuno. Io vedo che c’è grande compatibilità (col centrodestra, ndr) ma abbiamo delle linee rosse non negoziabili».
Intanto, sui territori, cresce il malumore. Il movimento è nato solo a marzo e la sua organizzazione non sembra ancora ben chiara. Da una parte c’è chi è già in politica, che cerca di sfruttare il momento per conservare il posto. Dall’altra parte ci sono quelli che, alla prima esperienza, pensano già di essere arrivati. A creare illusioni sono spesso i risultati dei comitati che raccolgono tessere su tessere: «Tutti questi si sentono arrivati alla Camera o al Senato, ma non funziona così». Ed è proprio la competizione ad alimentare nuove divisioni: «Uno si sente a capo perché ha raccolto più tessere dell’altro, diventa una gara a chi ne raccoglie di più o a chi ha più like sui social. Chi sta dentro un comitato vede questa situazione e decide di lasciarlo per fondarne uno suo. Non è possibile che nella stessa città ce ne siano 20 o più, porta divisione». Regna la confusione. Non solo iscritti a loro insaputa, anche post di chi prometteva «tesseramenti a nostre spese per tutto il mese di agosto». Un problema che potrebbe essere destinato a crescere e che potrebbe creare delle spaccature, come confida un altro militante: «Solo in Lombardia ci sono 257 comitati. Molti imprenditori hanno aderito al progetto, ma ora non vedono una linea chiara. Se non si fa qualcosa si rischia di perderli. Non gli sembra che ci sia un disegno e una struttura definita e ci stanno ripensando». Il generale è «uno che lavora molto ma non può anche sostituirsi ai suoi collaboratori, che molto spesso non rispondono». Anche perché dal canto suo non può avere il controllo su tutti i 1914 comitati e sugli oltre 130mila tesserati. E mentre questa «anarchia» organizzativa si diffonde, a Milano e non solo nascono sempre più comitati che finiscono poi per gareggiare tra loro e quando arriverà il momento delle nomine «o gli altri cominceranno a ribellarsi perché credevano che sarebbe stato loro il posto, o si creeranno gruppi che cercano di legittimare chi è stato scelto». Paradossalmente proprio due principi cardine del mondo militare, gerarchia e ordine, sembrano essere oggi i punti più deboli di Futuro Nazionale.
