Stop alle «sanatorie» delle occupazioni abusive pagate con soldi pubblici. Arriva una norma che impedirà alle amministrazioni comunali che acquisiscono un immobile «okkupato» di assegnarlo, anche se indirettamente, proprio ai responsabili della precedente occupazione abusiva. E anche se il palazzo viene destinato all’edilizia residenziale pubblica, per gli ex inquilini abusivi varranno requisiti e graduatorie previsti per tutti, senza più corsie preferenziali.
Il giro di vite contro i sindaci che strizzano l’occhio a centri sociali e antagonisti è contenuto in un emendamento di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e parlamentare di Fdi, al decreto legge sulla Pubblica amministrazione che è ora all’esame delle commissioni Bilancio e Ambiente della Camera. La norma, una volta approvata, sancirà il principio che l’acquisizione pubblica di un immobile occupato non regolarizza l’occupazione, e tanto meno può diventare il presupposto per attribuire agli occupanti diritti sul bene. Il divieto non riguarda nemmeno solo gli acquisti, ma copre anche concessioni, comodati, locazioni, convenzioni e affidamenti, e vale pure quando il godimento dell’immobile venga assicurato indirettamente, attraverso soggetti pubblici o privati.
La vicenda fa pensare al caso del centro sociale Spin Time, sgomberato a Roma dopo l’incendio della scorsa estate e al centro di una trattativa per l’acquisizione tra il Campidoglio e la società proprietaria del palazzo. Ma invece il «vero» precedente, spiega al Giornale Rampelli, è semmai la vicenda dell’ex caserma di Porto Fluviale, occupata dal 2003 e acquisita gratuitamente da Roma Capitale attraverso il federalismo culturale. Dopo la riqualificazione, finanziata principalmente con fondi Pnrr, il Campidoglio ha realizzato 54 alloggi assegnati con un bando speciale proprio agli ex occupanti, grazie a un progetto del Comune che prevedeva espressamente di «mantenere la comunità». «Spin Time è una vicenda chiusa spiega Rampelli perché la proprietà ha detto con chiarezza che non vuole vendere. A Roma il danno, semmai, è stato già fatto con l’immobile occupato di Porto Fluviale», rimarca. L’emendamento, assicura l’esponente di Fratelli d’Italia, «serve a spezzare un meccanismo oliato, un patto tra amministrazioni a guida Pd e antagonisti dei centri sociali, con i primi che acquisiscono gli immobili occupati dai secondi per poi riconsegnarli agli stessi soggetti, con una sanatoria di fatto che viene ricompensata da una pax sociale di chi dovrebbe essere antisistema, ma per l’occasione rinuncia all’antagonismo, soprattutto durante le campagne elettorali».
Insomma, la nuova norma potrebbe mettere il bastone tra gli ingranaggi di un sistema che, dal Nord al Sud del Paese, ha spesso trasformato le occupazioni abusive in sanatorie di fatto, finanziate ovviamente dalla collettività. La disposizione non avrà un effetto retroattivo, per cui non potrà incidere sulle operazioni già concluse in passato. La stretta, ovviamente, intende fermare un gioco. Okkupare, insomma, potrebbe presto non servire più a saltare la fila.
