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Letteratura

Houdini e Lovecraft

Le vite del mago e dello scrittore si incrociarono nel “mistero”

Harry Houdini

Vi piacciono i romanzi storici? Magari all’insegna della suspense? Vi intriga il mistero in tutte le sue sfumature, ovvero inganno e illusione tanto quanto mito e spiritismo? Se, per giunta, le grandi personalità del passato vi intrigano, con Sotto la piramide (Cluster-A, pagg 320, euro 17,50), primo romanzo di Stefano Varanelli, potreste trovare pane per i vostri denti.

Protagonisti di questo noir ottimamente scritto e congeniato sono Harry Houdini, sua nipote Anna Rachel e Howard Phillip Lovecraft. I tre, su iniziativa di Houdini, la cui personalità debordante fa inevitabilmente da traino alla vicenda, si imbarcano in una complicata indagine sulla sparizione del proprietario di un maniero sulla costa del ricco Rhode Island, stato in cui la famiglia di H.P. Lovecraft, autore divenuto celebre per le sue storie strane (non a caso pubblicate in larga parte sulla rivista Weird Tales, attiva tra il 1923 e il 1954), risiedeva da generazioni. Sotto la piramide è un romanzo e come tale va inteso, pur districandosi tra verità storica e immaginazione e intrecciando con la creatività dell’autore un’abbondante serie di eventi realmente accaduti.

A farla inevitabilmente da padrona è la coppia Houdini-Lovecraft, malgrado l’importante presenza della nipote dell’eroe di tutti gli illusionisti. Eppure, nonostante i rapporti storicamente intercorsi tra i due, si tratta di una coppia improbabile: Houdini, figlio di una famiglia di immigrati ebrei ungheresi povera in canna, era diventato ricchissimo e famosissimo; Lovecraft, erede di una famiglia abbiente di Providence, aveva visto dissipare tutte le sue ricchezze, sviluppando un’aristocratica avversione per il vile denaro, alla ricerca di un riconoscimento pubblico che fu in larga parte postumo. Ma, come sottolinea l’autore, «i punti in comune non erano pochi. Entrambi erano stati molto legati, anche troppo, alle loro madri. Entrambi avevano avuto una sola donna importante nella loro vita. Sia Lovecraft che Houdini erano maestri della fantasia, amanti

del mistero, esperti nell’arte di stupire e sorprendere. Entrambi erano più preoccupati del giudizio degli altri di quanto avrebbero voluto ammettere».

In ogni romanzo storico che si rispetti, la cura per l’ambientazione è un elemento imprescindibile e il Rhode Island di inizio Novecento con le sue vestigia più che vagamente gotiche di un passato scandito dai riti e dalla sobrietà dell’evangelismo battista emerge con forza, assurgendo al ruolo di quarto protagonista e finendo per renderne ancora più drammatica l’aura di mistero, con quel suo sudario di puritana religiosità. D’altro canto, lo spirito di Edgar Allan Poe padre riconosciuto della letteratura horror insieme a Lovecraft aleggia beffardo sulle pagine: Varanelli strizza l’occhio al pubblico con una breve descrizione della casa rossa in cui Poe aveva corteggiato con alterne fortune la sua amata, una poetessa del posto.

L’autore si diverte a coinvolgere Houdini e Lovecraft in divertenti siparietti sulla stupidità delle superstizioni e sulla dabbenaggine della gente. In fondo, Houdini era un illusionista talmente straordinario da essere reputato in possesso di quegli autentici poteri soprannaturali di cui sapeva bene di non disporre, lui che basava tutto sull’illusione, sul trucco, sulla capacità di convincere lo spettatore di qualcosa che non era considerata umana. La sua battaglia contro sedicenti medium e ciarlatani vari resta leggendaria, come la sua voglia di stupire e quel suo beffardo atteggiamento di scetticismo. Da parte sua, a Lovecraft piaceva giocare con le paure e le fragilità della natura umana, in particolare con la paura più forte e più antica: quella dell’ignoto. La sua opera ne è la testimonianza più diretta.

L’incontro tra l’uomo che aveva sconvolto per sempre il mondo dell’illusionismo e che, per strabiliare lo spettatore, andava oltre i propri limiti, per esempio liberandosi di catene apparentemente invincibili, per giunta in acqua gelata e a testa in giù, e colui che aveva saputo stanare il demone che alberga nell’uomo medio raccontando storie di grande tensione emotiva e imperniate sulla pochezza

dell’individuo è il cuore stesso del romanzo di Varanelli. In fondo, entrambi sono inguaribili scettici, pronti però a scavare nel misticismo da essi stessi rigettato. Della seria, non credo in Dio, ma prego ugualmente: male non può fare.

Se il filo conduttore, peraltro, è la possibilità di comunicare con i defunti, nella fattispecie con Bess, l’amata moglie di Houdini da poco scomparsa, la tensione narrativa è destinata a crescere. Dal racconto di Varanelli si ha quasi la sensazione che Houdini stesso speri di essere smentito dai fatti, di poter trovare un medium serio che lo metta in connessione lei. E pare che, in effetti, lui e Bess un sistema per contattarsi nell’aldilà lo avessero escogitato. Così come è un fatto storico che Harry Houdini abbia commissionato a Lovecraft un racconto, poi uscito su Weird Tales con il titolo originale Sotto le piramidi (1924), spacciato per una vera avventura vissuta da Houdini nella sua Budapest. E lo stesso Houdini avrebbe concepito Il cancro della superstizione, un saggio del 1926, in realtà scritto in larga parte da H.P. Lovecraft, per denunciare quanto la gente fosse credulona e scettica nei confronti del progresso scientifico. «Solo un individuo esperto nell’arte dell’inganno, nelle tecniche dell’illusione, è in grado di stanare questi ciarlatani. Sono io, Howard. Sono fatto per questo. Solo io posso fermarli.»

Con la morte prematura di Houdini avvenuta, per un gioco del destino, nella notte di Halloween del 1926, per una peritonite forse dovuta a un pugno all’addome da parte di uno studente che aveva voluto mettere alla prova la proverbiale possanza dei sui addominali, la sua collaborazione con Lovecraft subì una brusca interruzione. Nessuno sa cosa ne sarebbe disceso se Houdini non fosse morto. Forse, Lovecraft sarebbe uscito dalle sue perenni ristrettezze.

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