Dalla Luna alla Terra il volo in retromarcia del sogno spaziale Usa

INTERROGATIVI Dopo l’ultimo flop, con perdita di pezzi, sospesi i prossimi lanci

Dalla Luna alla Terra il volo in retromarcia del sogno spaziale Usa

C'era una volta la Cia. E con essa c'erano l'Fbi e la Nasa, l'ente spaziale americano. Era il tempo in cui il modello di sviluppo capitalistico, quello della crescita spensierata, certa e indefettibile (sulle spalle di un pianeta le cui risorse sembravano infinite) trionfava su tutti i mari. Il tempo in cui il popolo più tecnologizzato, ricco ed evoluto scientificamente dava per scontato che mai, ma proprio mai avrebbe dovuto fare i conti con scandali tipo Enron e con lo spaventoso tsunami economico (e morale) innescato da una finanza finta, cariata, truffaldina, gonfia di fesserie come i derivati e i subprime.
Poi le cose sono andate come sappiamo. La Cia, l'onnipotente Central Intelligence Agency, già convinta che Saddam Hussein avesse un arsenale di armi chimiche e batteriologiche, sono otto anni che inanella figure barbine cercando inutilmente Osama Bin Laden. L'Fbi, il famoso bureau di Edgar Hoover al tempo della Guerra Fredda, è diventato buono per l'industria cinematografica di Hollywood, che ci confeziona buoni serial televisivi. Ora tocca alla Nasa, sul cui malinconico futuro incombe il taglio dei fondi federali, il pensionamento dello Shuttle e l'incertezza sulla prossima generazione di missili.
Nella memoria e nel cuore di tutti noi resterà quell'urlo: «Go! Go! Go!» che alle 9.32 del 16 luglio 1969 accompagnò l'arrampicata nel cielo dell'Apollo 11. L'epopea dell'uomo sulla Luna. Giusto quarant'anni fa. Prima che la Nasa imboccasse il suo sunset boulevard.
Quarant'anni fa, il braccio di ferro fra Usa e Unione Sovietica (vi ricordate la cagnetta Laika? E l'astronauta russo Yuri Gagarin, il primo uomo a volare nello spazio?) si chiuse con la schiacciante vittoria americana, che vedeva affermata la propria supremazia tecnologica. Aveva visto giusto l'allora presidente americano John Kennedy, convinto che l'impatto psicologico dell'uomo sulla Luna avrebbe dato agli Stati Uniti un vantaggio psicologico insormontabile sull'Urss, che nel 1957 aveva stupito il mondo lanciando nello spazio lo Sputnik 2 con a bordo la cagnetta Laika.
Molta acqua è passata da allora sotto i ponti, come si dice. E l'ultimo incidente occorso allo shuttle Endeavour, l'ultimo di una lunga catena, potrebbe segnare il drastico ridimensionamento - se non l'accantonamento, per un bel pezzo - dei sogni spaziali a stelle e strisce. A questo sembra preludere l'annuncio, da parte dell'ente spaziale, della sospensione delle future missioni delle navette. Perché le placche che rivestono la fusoliera dei razzi che portano in orbita le navette continuano a staccarsi al momento del lancio? Come mai non si riesce a correggere questa avvilente defaillance?
Insomma: il lancio dell'Endeavour doveva essere una festa, il modo migliore per marcare solennemente il quarantesimo anniversario dell'epopea spaziale americana. Rischia invece di mostrare le crepe sul volto di un'ente che andrebbe forse rifondato dalla base, sempre che non si voglia rinunciare a un sogno rimasto fine a se stesso, e passare il «testimone» a nazioni emergenti, come la Cina o l'India. A conferma del periodo di crisi dell'agenzia alcuni funzionari hanno dichiarato di recente che la Nasa conta di abbandonare anche la Stazione Spaziale Internazionale, il più costoso progetto mai realizzato dalla comunità scientifica. Segno che neppure Barack Obama, probabilmente, vorrà far suo quell’american dream che a suo tempo contribuì a far digerire le amarezze del Vietnam e umiliò una volta per tutte l'Unione Sovietica dei Kruscev e dei Breznev.
Da poche settimane, al vertice della Nasa è arrivato Charles Golden, ex astronauta e primo afroamericano alla guida dell'agenzia. Il suo compito è come quello di certi direttori di quotidiani, chiamati a «gestire» tagli e pensionamenti. Ma non si può mai dire, anche se la corsa allo spazio si sposta sempre più a oriente: in Iran, in Corea del Nord, in Cina, che punta a riportare l'uomo sulla Luna, e se gli gira si comprano pure la stazione spaziale degli americani, vecchi cowboy dello spazio un po' in crisi.

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