Parlare di tropicalizzazione del Mediterraneo non è un’espressione buttata lì, a caso. Ce lo dicono i numeri matematici, indiscutibili: le temperature superficiali delle acque che circondano l’Italia (e non solo) hanno ormai raggiunto valori che si registrano sulle acque del Golfo del Messico, per intenderci quelle che circondano Florida e Cuba per fare due esempi.
Le temperature del mare
Le ondate di calore estese e prolungate di questa infinita estate 2026 ha fatto raggiungere picchi da record con valori fino a 30°C (con picchi anche superiori) sul Tirreno meridionale ma una media preoccupante ed estesa anche di 29°C. Non andrà meglio almeno fino al 17-18 agosto con un rinforzo dell’ondata di calore africana che farà mantenere questi valori, se non indirizzarli ancora un po’ più verso l’alto, su Adriatico, Tirreno e Ionio.
Quali sono i rischi
L’accumulo di questo calore attorno ai nostri mari può causare le cosiddette “Marine Heatwaves”, letteralmente “ondate di calore marine”: si tratta di aumenti estremi della temperatura marina per un periodo di tempo prolungato, anche di settimane, superando abbondantemente le medie climatologiche del periodo.
“Il Mediterraneo è particolarmente vulnerabile a questo fenomeno perché è un bacino semichiuso: l’acqua si scalda molto più velocemente rispetto agli oceani aperti e disperde il calore con molta più difficoltà”, spiegano i meteorologi de Ilmeteo.it.
Fenomeni estremi sempre più frequenti
Oltre a ridurre il refrigerio delle città costiere della nostra Penisola con brezze che sono sempre meno efficaci, tutto il calore accumulato può fungere da miccia qualora arrivare aria molto più fresca e instabile da Nord. “Questo eccesso di calore immagazzinato nel mare non è solo un problema per la biodiversità marina (che subisce un forte stress termico), ma rappresenta anche il ‘carburante’ ideale per lo sviluppo di fenomeni meteorologici estremi”, aggiungono gli esperti.
Acque così calde, dunque, favoriscono l’evaporazione saturando l’aria di umidità. In questo modo si accumula tanta energia potenziale che è pronta a colpire duro con temporali, nubifragi e grandinate come più volte avvenuto anche nel recente passato.
Ricordiamo che, con questi valori, è altamente probabile che anche in autunno i nostri mari abbiano “carburante” in eccesso pronto a essere trasformato quando faranno il loro ingresso le prime perturbazioni atlantiche.
