Nel giugno più caldo della storia, che ieri ci ha salutato assieme - speriamo - alla fase più torrida della stagione, ci mancava il giallo dei morti da canicola. È l'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità, a lanciare l'allarme nel pomeriggio di ieri: «L'Italia ha registrato cinque decessi in 24 ore», come afferma il direttore regionale per l'Europa dell'organizzazione, Hans Henri P. Kluge in una nota. Una cifra smentita anche con un po' di sorpresa da Roma: «A noi - dice Maria Rosaria Campitiello, capo del dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute - attualmente non risultano questi decessi. Come già ho più volte detto, i nostri dati sono just in time, partono da dati reali che ci vengono comunicati dai Comuni e a oggi non abbiamo ancora nessun picco da evidenziare».
Insomma, la differenza sarebbe in ciò che il ministero agisce sui dati reali, dando di fatto nome e cognome ai morti, mentre l'organizzazione diretta da Tedros Adhanom Ghebreyesus «fa una conta in proiezione statistica», secondo lo stesso principio che ha indotto l'Oms qualche giorno fa a parlare di «più di 1300 morti in eccesso legate alle alte temperature in Europa» registrate «dal 21 giugno». Insomma, un allarmismo da algoritmo. Del resto Roma ha un atteggiamento prudente anche nei confronti di alcuni morti veri, come il 77enne deceduto ieri sulla spiaggia di San Salvo sulla spiaggia e ancora di più come i due anziani deceduti lunedì in un ospedale di Genova. «Credo che i due casi andrebbero contestualizzati e andrebbe fatta un'indagine per capire se sono realmente legati al caldo», dice Campitiello che ipotizza altre patologie come fattore di maggior rischio. Per Campitiello comunque «in Italia è in atto un processo di acclimatazione» ovvero «la capacità di adattamento alle alte temperature», che è migliore rispetto alle popolazioni del Nord Europa.
Domani, fa sapere Campitiello, si riunirà «una nuova cabina di regia sull'emergenza caldo, alla quale sarà presente il ministro della Salute, Orazio Schillaci». L'Oms da parte sua ieri ha annunciato per il 6 luglio una riunione con «i responsabili nazionali per le emergenze, l'ambiente e il cambiamento climatico di tutti gli Stati membri dell'Oms nella Regione europea», spiega Kluge, per capire «cosa abbiamo imparato da questa ondata di calore» che «è una prova generale. Le estati future saranno più difficili».
Arduo immaginare qualcosa di più difficile di questi giorni trascorsi in apnea. Da ieri le temperature sono in ribasso come il numero delle città con il bollino rosso, che da oggi sono 22 invece che 25 e domani saranno soltanto due (Catania e Reggio Calabria). Per oggi sono previsti temporali in gran parte delle regioni del Nord, con possibili grandinate e colpi di vento e un deciso calo delle temperature, mentre al Centro e al Sud permarranno condizioni per lo più soleggiate.
Uno studio condotto dall'organizzazione meteorologica World Weather Attribution inchioda i negazionisti del clima, attribuendo l'ondata di calore che ha investito l'Europa occidentale «al rapidissimo cambiamento nel riscaldamento globale causato dalle attività umane». Secondo lo studio la canicola che ha soffocato molti Paesi europei negli ultimi dieci giorni «sarebbe stata praticamente impossibile solo 50 anni fa, nel 1976.
Anche nel 2003, quando si è verificata la prima grande ondata di calore del XXI secolo, temperature diurne simili a quelle raggiunte ora sarebbero state circa 10 volte meno probabili, e temperature notturne di pari entità oltre 100 volte meno probabili». Il riscaldamento del clima determina oggi «temperature significativamente più elevate rispetto alla metà del XX secolo». Benvenuti all'inferno.