I Millennials in scena: "La loro precarietà cambia anche il teatro"

La rassegna sulle giovani drammaturgie: "Lavorano in team, i registi contano meno"

I Millennials in scena: "La loro precarietà cambia anche il teatro"

Un festival teatrale per parlare delle difficoltà dei millenials, ovvero la generazione nata tra gli anni '80 e primi anni '90, ma anche delle novità positive che nascono per questi attuali, ancora per poco, trentenni. Si attende per settembre al Piccolo Teatro Grassi, la XVIII edizione di «Tramedautore», il Festival Internazionale delle Drammaturgie, inserito tra le iniziative dell'Anno Europeo del Patrimonio Culturale dedicato al sostegno di una nuova generazione di artisti. «Le difficoltà dei trentenni di oggi sono tantissime - dice il direttore artistico Michele Panella - Ma le nuove compagnie sono più abituate a lavorare in team, a creare dei progetti mettendo insieme le forze a livello economico e artistico. I gruppi sono più uniti». E cosa comporta a livello artistico ciò? «Ad esempio che il drammaturgo torna ad avere il ruolo che aveva in passato: è caduta l'egemonia del regista del secondo 900, l'autore continua a seguire i lavori anche durante la preparazione dello spettacolo».

Insomma, i nuovi protagonisti della scena teatrale sarebbero più «indipendenti e inquieti», come dimostra ad esempio Il Nullafacente, spettacolo con cui aprirà il Festival il 14 settembre: il lavoro, in prima milanese, è un paradosso sulla ricerca della felicità scritto da Michele Santeramo e diretto da Roberto Bacci, produzione della Fondazione Teatro della Toscana, per raccontare la storia di un uomo che non vuole «piegarsi alla vita» e si domanda cosa «non deve fare» per stare bene. Il giovanissimo gruppo «Bologninicosta» presenta «ST(r)AGE», sul tema dell'instabilità lavorativa nel mondo dello spettacolo. Tra ironia punk e tensioni generazionali, il collettivo romano narra la resurrezione di un'arte scomparsa. In programma anche «La Ballata dei Lenna», il collettivo di ricerca fondato dai giovani Nicola Di Chio, Paola Di Mitri e Miriam Fieno e nasce nel 2012 alla Civica d'Arte Drammatica «Nino Pepe» di Udine. Portano al Grassi «Human Animal», un viaggio letterario-antropologico che, partendo dall'indegna vita di tre impiegati di un'Agenzia delle Entrate, mostra le fragilità e i paradossi del nostro stare al mondo. Un lavoro che prende spunto dall'ultimo romanzo di David Foster Wallace, «Il re pallido», per parlare della noia, dei meccanismi alienanti, dei contorni sfrangiati e delle vuote vite di questi funzionari. Il 17 debutta «Sister(s). Miraggio su strada qualunque» della compagnia vicentina exvUoto per raccontare di come i millennials affrontano i cambiamenti repentini del mondo attuale. Diretto da Tommaso Franchin e scritto e interpretato da Andrea Dellai, con Laura Serena e Giulio Morittu lo spettacolo è una fiaba moderna, un ritratto grottesco e ironico delle nuove generazioni vissuto attraverso gli occhi di due fratelli in una desolata Rovigo, narrato con immagini iperboliche, sfumature pulp, contorni fumettistici. La Germania è presente con «Hotel Palestine», in prima nazionale al Teatro Grassi: il testo del drammaturgo Falk Richter, tra i più interessanti autori tedeschi, nella traduzione di Sonia Antinori e con la regia di Salvino Raco, immagina la conferenza stampa in cui due rappresentanti degli Stati Uniti si trovano a dover rispondere alle domande dei giornalisti che cercano di svelare le vere ragioni del conflitto tra Iraq e Stati Uniti per parlare di manipolazione dei media e degli eccessi del nostro mondo liberale.

Il 19 andrà in scena al Teatro Grassi «Walk. Viaggio in un'oscurità cosciente», il progetto di produzione coordinato dai docenti Ferruccio Bigi e Susanna Beltrami che vede insieme Accademia di Brera, Conservatorio Giuseppe Verdi, Civici Corsi di Jazz, DanceHaus e Outis. Il concetto generatore dei quadri che compongono lo spettacolo prende spunto da «La Società dell'incertezza» di Zygmunt Bauman in cui si parla di «vagabondi» descrivendoli come metafore dell'uomo contemporaneo alla ricerca della propria identità. Danza, musica, canto, l'uso di tutto l'edificio teatrale, sono tutti gli strumenti della ricerca espressiva con cui i giovani artisti ricreano una scrittura scenica che mira ad un'arte totale. Il 22 partirà invece uno spettacolo itinerante dal titolo «Un Hueco en la Ciudad» (Un buco nella città) prodotto dalla compagnia francese Dérézo, nato da un progetto di cooperazione che ha coinvolto Francia, Spagna e Italia, nel quale sei autori, animati da uno spirito di ricerca sono stati convocati per accogliere la parola, i fantasmi e le inquietudini degli abitanti di una città per riaffermare che lo stare insieme è un lavoro ma anche una responsabilità e una forza.

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