L'Omega Speedmaster, nel 1957, dotato del calibro manuale 321 e vestito dal designer Claude Baillod con una cassa aggressiva e compatta, da 39 mm, fu presentato con il seguente claim: "Un nuovo tipo di cronografo, con tachimetro, studiato per la ricerca, l'industria e lo sport". La saga di tale modello visse, nel 2017, a sessant'anni dal suo inizio, un momento assai particolare, con il lancio del modello #Speedy Tuesday ispirato dalla versione Alaska Project III del 1978, utilizzato nelle missioni Space Shuttle degli anni '80 -, hashtag che identificava la più grande community globale di fan dello Speedmaster fondata nel 2012, per celebrarne il quinto anniversario: serie limitata a 2.012 esemplari, fu il primo Omega ad essere commercializzato esclusivamente on line e registrò il tutto esaurito in meno di cinque ore dall'apertura delle prenotazioni. Una delle peculiarità di quel modello era di presentare un quadrante reverse panda, proprio come le due versioni che la Maison ha presentato nel gennaio di quest'anno, da 42 mm (spessore di 13,54 mm), impermeabili fino a 5 atmosfere, in acciaio ed in oro Moonshine a 18 carati (lega creata da Omega e riconosciuta per la sua durevolezza), evidentemente, perché ormai costituiscono peculiarità non modificabili, con anse a lira sfaccettate ed asimmetria a destra per la protezione della corona e dei tubi d'incasso dei pulsanti a pompa, a cui si aggiunge la lunetta in ceramica nera lucida con scala tachimetrica smaltata bianca. Tornando al contrasto nero/bianco sul tradizionale quadrante step dello Speedmaster, esso è strutturato su di una platina superiore nera lucida a finitura laccata e verniciata, con découpage a scoprire, del disco inferiore, i tre contatori (minuti crono al 3, ore crono al 6 e piccoli secondi al 9), laccati e verniciati in bianco e disposti in cornici rodiate. Un anello interno periferico in zaffiro, sfuma la minuteria bianca percorsa da sfere a bastone luminescenti, mentre le scale dei contatori crono sono in nero.
I due modelli sono animati dal calibro manuale di manifattura 3861 Co-Axial Master Chronometer, quarto meccanismo montato sullo Speedmaster, a partire dai citati manuali 321 (1957 1965), 861 (1968 1996) e 1861 (1997, differisce dal 861, tra l'altro, per il numero dei rubini, 18 anche se l'861 nel 1992 veniva realizzato con lo stesso numero di rubini in luogo degli originari 17 e per la finitura rodiata e non dorata). Il succitato 3861 (visibile attraverso il fondello a vite integrato da vetro zaffiro), introdotto sul Moonwatch nel 2021, riprende pienamente l'architettura del 1861, con smistamento della cronografia a navette e innesto orizzontale, ma introduce il bilanciere a regolazione inerziale quattro viti interne nei punti cardinali - e spirale libera in silicio 14, oscillante a 21.600 alternanze/ora e lo scappamento coassiale; scorrente su 26 rubini, assicura una riserva di carica di 50 ore e, la certificazione Master Chronometer, tra l'altro, permette una resistenza ai campi magnetici fino a 15.000 Gauss ed uno scarto giornaliero limitato a 0/+5 secondi. Il bracciale lucido e spazzolato è rastremato, dall'attacco fino alla chiusura déployante larga soli 15 mm.
Lo Speedmaster Moonwatch con quadrante reverse panda rispetto alla classica monocromia nera, aggiunge un tocco dinamico e ancor più sportivo al modello, nel contempo, incrementandone il fascino ed alimentandone il mito.
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