Astana, il bilancio di un successo diplomatico

La settima edizione del Congresso delle religioni mondiali e tradizionali si è appena conclusa ed è (già) il momento di fare un bilancio. Che è, numeri e fatti alla mano, estremamente positivo.

Astana, il bilancio di un successo diplomatico

La settima edizione del Congresso delle religioni mondiali e tradizionali, l'appuntamento ecumenico più importante del pianeta, si è appena conclusa. L'evento è durato soltanto due giorni, il 14 e il 15 settembre, ma il suo impatto potrà essere misurato con accuratezza soltanto nel medio e lungo termine. Quel che noto già da ora, però, è che numeri e fatti del grande evento premettono e promettono di incrementare il prestigio diplomatico di Astana, la cui classe dirigente è alla ricerca di (nuovi) traguardi da tagliare per cancellare la macchia delle rivolte di inizio 2022.

Mai così tanti ospiti, mai così importanti

Uno dei (tanti) sogni reconditi di Giovanni Paolo II, l'originale ispiratore del Congresso delle religioni mondiali e tradizionali – materializzazione cristallizzata e permanente dello "spirito di Assisi" –, si è avverato ad Astana il 14 settembre 2022. Il Kazakistan che, interiorizzando quell'invito a ergersi "terra di incontro" nell'epoca di muri, scontri e dialoghi tra sordi, ha convinto per due giorni i capi delle principali fedi di ogni continente a sedersi allo stesso tavolo.

I partecipanti al Congresso delle religioni mondiali e tradizionali non sono stati chiamati ad Astana per impegolarsi in inutili bizantismi, quali possono essere le questioni dottrinali – sia il Papa sia il Grande Imam di Al-Azhar, anzi, hanno rigettato nei loro discorsi l'idea di una religione mondiale unica –, ma per discutere dei problemi quotidiani che riguardano da vicino ogni individuo: il cambiamento climatico, l'ingiustizia sociale ed economica, l'inquinamento, la persecuzione religiosa, la salute mentale, le guerre, le migrazioni. E hanno risposto all'invito fatto pervenire nei mesi scorsi dalla presidenza Tokayev 108 leader religiosi da 50 paesi – un record per l'organizzazione –, fra i quali gli esponenti dei principali frutti del lignaggio di Abramo, cioè il Papa, il Grande Imam di Al-Ahzar e i due rabbini-capo di Israele.

Ad Astana, ma con lo sguardo sul mondo

Francesco, ospite d'onore dell'evento e primo papa a parteciparvi, ha utilizzato il palcoscenico di Astana per lanciare una serie di messaggi in direzione dei capi di stato, oltre che dei leader delle altre fedi, dei quali il più importante è stato l'invito a "riscoprire lo spirito di Helsinki", cioè il multilateralismo come piattaforma per la risoluzione dei problemi della collettività, onde evitare un aggravamento ulteriore delle tensioni a livello internazionale.

Al Papa hanno fatto eco il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev, che ha invocato un "nuovo movimento globale per la pace", e i rabbini-capo di Israele David Lau e Yitzhak Yosef, il Grande Imam di Al-Alzhar Ahmad al-Tayeb, che hanno enfatizzato la necessità di un dialogo tra le grandi religioni, del rispetto delle differenze e della convivenza pacifica. Le fedi che potrebbero dove non riescono, o non vogliono, gli stati: costruire un sistema internazionale incardinato sulla pace.

Missione condensata in una dichiarazione congiunta di trentacinque punti, firmata da ognuno dei partecipanti, che vorrebbe gettare le fondamenta di una cooperazione rafforzata tra le fedi, dalla prevenzione del terrorismo al contrasto delle persecuzioni religiose, con lo sguardo posato su due orizzonti: Astana 2025 e il XXI secolo.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica