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"Non le sosterremo". L'Ungheria minaccia il veto sulle sanzioni a Mosca

Il ministro della presidenza del Consiglio dei Ministri ungherese Gergely Gulyas è stato chiaro: "Se il nuovo pacchetto di sanzioni" contro Mosca "includerà misure restrittive sull'energia, l'Ungheria non lo sosterrà"

"Non le sosterremo". L'Ungheria minaccia il veto sulle sanzioni a Mosca

Tra l'Ungheria e l'Unione europea la tensione è ormai salita alle stelle. Per bocca del ministro della presidenza del Consiglio dei Ministri ungherese, Gergely Gulyas, Budapest ha minacciato di non sostenere il nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia proposto da Bruxelles nel caso in cui questo dovesse includere misure restrittive sull'energia. La situazione è delicatissima. Anche perché, nelle ultime ore, il premier magiaro Viktor Orban ha annunciato una consultazione nazionale per misurare l'opinione dei cittadini sul tema delle sanzioni energetiche anti Mosca.

La linea rossa dell'Ungheria

L'Ungheria ha tracciato una linea rossa ben precisa. La condizione imposta da Budapest all'Ue è emblematica della distanza strategica che separa il centro decisionale di Bruxelles dal governo guidato da Orban. Il ministro ungherese Gulyas non ha usato mezzi termini, spiegando che "se il nuovo pacchetto di sanzioni" contro Mosca proposto dall'Ue "includerà misure restrittive sull'energia, l'Ungheria non lo sosterrà".

Non è la prima volta che l'Ungheria ostacola una decisione europea sul tema delle sanzioni alla Russia. Ad esempio a maggio, in seguito alla presentazione del sesto pacchetto di sanzioni preparate dall'Europa, Orban aveva già minacciato di mettere il veto. Accusando, tra l'altro, l'Ue di mettere a rischio la sicurezza energetica di Budapest, imponendo un embargo petrolifero potenzialmente letale per l'economia ungherese (e non solo). Adesso il nodo è nuovamente tornato al pettine.

In generale, la spaccatura di Orban con l'Europa ha raggiunto un probabile punto di non ritorno quando, il 15 settembre, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui ha affermato che l'Ungheria non era più una "democrazia piena", bensì "un regime ibrido di autocrazia elettorale" sotto la guida del governo nazionalista del primo ministro Viktor Orban, accusato di minare i valori democratici.

Il braccio di ferro di Budapest

Il terreno di scontro più evidente tra l'Ue e Budapest riguarda tuttavia la Russia. O meglio: su quale strategia utilizzare per colpire Mosca così da farle interrompere la guerra. Adesso la Commissione europea ha presentato l'ottavo pacchetto di sanzioni, che potrebbe includere anche il famigerato tetto al prezzo del petrolio russo. È proprio questo il nodo spinoso da sciogliere, visto che l'Ungheria ha fin qui mostrato la sua contrarietà ad ogni nuova sanzione nel campo energetico.

"Le sanzioni sono state introdotte in maniera non democratica, perché sono state decise dai burocrati di Bruxelles ma a pagarne il prezzo sono gli europei. Abbiamo bisogno di conoscere l'opinione della gente. Per la prima volta in Europa, in Ungheria chiederemo l'opinione della gente sulle sanzioni", ha dichiarato dal canto suo Orban, annunciando il discusso referendum sulle sanzioni.

Non commentiamo le possibili decisioni dei singoli Stati membri su possibili referendum in merito alle sanzioni europee contro la Russia, è stata la replica di Eric Mamer, portavoce della Commissione europea. "Quello che è certo", ha detto Mamer, "è che esiste un quadro giuridico specifico per l'adozione delle sanzioni. È un processo stabilito dai trattati e dalla legislazione europea, non qualcosa determinato sulla base di referendum". Il braccio di ferro tra Budapest e Bruxelles continua.

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