A dieci anni dal terremoto del 24 agosto 2016 che colpì il Centro Italia, commissario Guido Castelli qual è oggi lo stato della ricostruzione?
«I primi anni sono stati complessi, anche a causa della burocrazia e del confronto tra modelli diversi, quello emiliano e quello dell’Aquila. Possiamo dire che abbiamo avuto circa 5 anni di false partenze. Dopo il Covid, con la nuova gestione commissariale che rappresento, abbiamo impresso un vero cambio di passo visibile nei numeri: 15 mila abitazioni private già ricostruite e altre 10 mila in corso. Sono stati liquidati 8miliardi edal 2023 abbiamo impegnato circa il 70% delle risorse sulle 36 mila richieste presentate, per un impegno complessivo di circa 12 miliardi. I nuclei familiari ancora fuori dalle loro abitazioni sono scesi da 14.200 a circa 8.760. Anche il patrimonio pubblico è oggetto di un grande intervento: 3.600 misure per un valore di 4,5 miliardi».
Qual è ilmodello di ricostruzione adottato?
«Non è una mera ricostruzione fisica, ma anche economica, sociale edi sviluppo. Con il progetto Next Appennino ci siamo concentrati sulle infrastrutture, sulla transizione digitale e sulla creazione di una nuova economia. Penso, per esempio, ai data center che stiamo costruendo, che possono diventare un’infrastruttura strategica per portare sviluppo, lavoro enuove competenze e contribuire a contrastare lo spopolamento. La ricostruzione, insomma, sta ricostruendo anche una comunità».
Quali sono i settori che stanno reagendo meglio?
«L’edilizia, ma anche i servizi collettivi e personali, la ricettività e la ristorazione, l’istruzione e la sanità. Sono proprio le attivazioni più consistenti e rappresentano segnali di un ritorno alla normalità. Ma dobbiamo essere molto chiari su un punto: i servizi da soli non bastano. Ci vogliono le imprese».
Perché insiste sul ruolodelle imprese?
«Perché sono convinto che lo sviluppo lo faccia l’impresa. Non possiamo limitarci a una strategia fondata sui servizi, che pure sono fondamentali. Ma non basta investire nei servizi se non c’è anche una comunità a cui affidare il compito di creare ricchezza e crescita. Per questo abbiamo destinato circa 100 milioni, attraverso Laboratorio Appennino, al sostegno delle imprese: grandi, piccole, medie e artigiane, a tutti i livelli. Il nostro obiettivo è creare un ecosistema nel quale infrastrutture, formazione, ricerca, imprese e servizi lavorino insieme».
E i dati sull’occupazione sembrano confermare che qualcosa sta cambiando.
«Sono numeri molto incoraggianti. Nei comuni marchigiani, per esempio, abbiamo un miglioramento dell’occupazione del 6% superiore alla media nazionale. I costi del lavoro sono aumentati del 12% negli ultimi tre anni e il saldo tra attivazioni e cessazioni è positivo da quattro anni consecutivi. Anche il reddito medio per contribuente è cresciuto: tra il 2021 e il 2023 è arrivato a superare i 22.500 euro, con una crescita del 19%. Questo ci dice che la ricostruzione può essere un vero booster».
Sul fronte delle risorse, quelle già stanziate saranno sufficienti per i prossimi anni?
«Sì. Sulla ricostruzione pubblica, proprio nell’ultimo periodo, è stato aumentato di 1,5 miliardi il nostro plafond. E con il decreto legge 144 del 7 agosto è stata rifinanziata anche la ricostruzione privata. Dal punto di vista delle risorse, quindi, devo ringraziare il governo, che ha sempre mantenuto alta l’attenzione ».
Con il nuovo decreto si chiude anche la fase dell’emergenza. Che cosa significa concretamente?
«Viene archiviata la fase emergenziale. Tutte le attività che erano ancora in capo alla Protezione civile vengono trasferite alla struttura commissariale e stabilizziamo il sistema della ricostruzione».
Si apre quindi una seconda fase. Quali saranno gli obiettivi dei prossimi tre anni?
«Dare lo stesso cambio di passo anche ai luoghi che sono stati maggiormente devastati dal terremoto. Complessivamente la ricostruzione viaggia ormai su livelli molto più spediti, ma è evidente che i ritardi accumulati nelle fasi iniziali si avvertono ancora nei territori più colpiti: Amatrice, Accumoli, Arquata, Castelsantangelo. In alcuni casi significa rifare i sottoservizi, ricostruire le fondazioni, affrontare interventi urbanistici molto più complessi».
Il secondo obiettivo?
«Dare stabilità alla ricostruzione al netto di quello che accade nel mondo. Quando Putin ha invaso l’Ucraina si è prodotta una bolla inflattiva enorme. Abbiamo dovuto aggiornare i prezziari e adattare continuamente gli strumenti. Anche il Superbonus 110 per cento ha rappresentato un’esternalità negativa, perché ha attirato imprese verso interventi più semplici e facilmente remunerativi».
Come chiuderete il cerchio?
«Il grande obiettivo è riuscire quanto prima a riportare a casa tutti».
Il dossier commissariale sulle aree è titolato “Ricostruire e prevenire”. Perché?
«Non dobbiamo limitarci a riparare un danno ma ricostruire con sistemi adatti.L’Appennino è bellissimo, ma è fragile.Dobbiamo essere pronti alla prossima offesa e fare in modo che non produca vittime».
