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Ora i collettivi di sinistra occupano anche i conventi: abusivi all’interno del Seraphicum

Don Maurizio ha espresso a Il Giornale tutto il dispiacere per l’invasione subita: “Abbiamo offerto tolleranza e ospitalità ma non se ne vogliono andare. Siamo gentili però non può andare avanti così

Cambiare rotta Seraphicum

Per anni gli studenti universitari si sono lamentati per la presenza di pochi studentati nelle città e ora che sono stati costruiti vengono occupati. È il caso del Seraphicum romano, inaugurato appena 2 settimane fa, realizzato con risorse Pnrr e frutto della collaborazione tra i Frati Minori Conventuali e il ministero dell’Università e della Ricerca. Uno spazio ampio per gli studenti con 108 singole e doppie per un totale di 172 posti letto, di cui 52 riservati agli studenti con minori disponibilità economiche. Ora tutto occupato da Cambiare Rotta e Cua.

Il Seraphicum è parte delle numerose strutture nuove destinate agli studenti attivate dal ministero dell’Università: oltre 65.200 posti letto in 4 anni, di cui la metà già disponibili, i restanti a disposizione dal prossimo anno accademico, a fronte dei 40 realizzati in 25 anni in questo Paese. L’occupazione dello studentato è grave, gravissima, soprattutto perché per anni sono stati rivendicati e ora che ci sono continuano le proteste, ma quel che è ancora più grave è che gli occupanti hanno fatto irruzione nel convento, occupando gli spazi dei frati che ora chiedono aiuto perché non sanno come comportarsi davanti all’invasione.

“Ieri sera intorno alle 19:30 alcuni giovani, sedicenti studenti ma di cui non si può accertare l’identità e la provenienza, si sono alloggiati nella hall dell’immobile del Seraphicum, che è sia convento sia casa per ferie con delle rivendicazioni per l’Ente per il diritto allo studio e per l’alloggio di alcuni altri studenti, di cui si ignora totalmente l’identità”, ha spiegato a Il Giornale fra Maurizio Di Paolo, legale rappresentante dei Frati Minori Conventuali.

“Io personalmente sono andato lì alle ore 12:00 di oggi e ho cercato di parlare con loro, come hanno fatto i miei confratelli, offrendo anche una certa ospitalità e una certa tolleranza: ci mancherebbe, siamo frati. Ho cercato di parlare con loro, loro volevano assolutamente un colloquio con le pubbliche autorità”, ha proseguito don Maurizio, sottolineando di aver “esperito la mia funzione di mediatore, chiedendo loro di liberare lo spazio, ma loro non vogliono. Vogliono rimanere lì”.

Da ieri dalle 19:30, ha sottolineato, “abbiamo in casa degli abusivi perché non sappiamo chi sono, cioè loro si professano studenti, ma io non posso andare a controllare le carte di identità”. Oggi, ha aggiunto, “sono stato quasi due ore, quello che potevo fare l’ho fatto, ma alla fine ho detto: ‘Fratelli miei, io non so che farvi’”. Sono 10-15 le persone che restano stabilmente nello stabile da ormai 24 ore, ma il frate ci ha spiegato che c’è un continuo ricambio e “noi non possiamo neanche blindare questa struttura o dire ai frati che non possono entrare o agli ospiti che non possono entrare. Lì è un vai e vieni. Vanno anche nei nostri bagni, ci mancherebbe, mica siamo animali, insomma. Siamo gentili, però il disagio non può andare avanti così, non può andare affatto avanti così”. Il frate ne fa soprattutto un fatto di sicurezza, ovviamente, e in queste ore ha contattato la Questura per capire il da farsi.

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