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Nazionale

Il bisogno di capire il presente

Alcune parole ricorrono nelle conversazioni, negli articoli, nei video dei social, e però numerose persone sentono il bisogno di verificarne il significato

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Significative le parole più cercate sul sito della Treccani quest’anno: ricorrono nelle conversazioni, negli articoli, nei video dei social, e però numerose persone sentono il bisogno di verificarne il significato, a cominciare dalla prima, femminicidio, di cui sentiamo parlare ogni giorno in politica e nei telegiornali, «chi viene ucciso così spesso? Fammi vedere sulla Treccani» (che sia legato a un omicidio penso l’abbiano capito). Segue maranza, l’Italia che va sulla Treccani e scopre che sono quei giovani imbecilli che vedono sempre per strada. Il resto sono parole straniere ormai entrate nel lessico comune, ma non troppo, evidentemente, tra cui fake news, ormai usatissima e anche abusatissima, fake news di qua, fake news di là, e qualcuno si domanda: che roba sono? Zanzare? Farmaci? Fammi andare a vedere. Idem per overtourism («ah, vero, c’erano troppi stranieri dove siamo andati anche noi come turisti»). Subito dopo c’è influencer, «ah, Chiara Ferragni!». Smart working è comico, non tanto perché a qualcuno sarà stato detto che avrebbe lavorato in smart working e ha cercato cosa gli sarebbe successo, piuttosto perché sembra inglese e ce lo siamo inventato noi (in inglese non è il modo normale per dire lavoro da remoto). Follower ormai lo davamo per scontato e invece no, esiste un mondo senza follower, incontaminato, e magari dopo aver scoperto il significato si voltano per vedere chi li sta seguendo. C’è anche rider, e «ma dai, era il ragazzo delle consegne di Glovo?». La ricerca di meme è più comprensibile: una parola inventata da Richard Dawkins per descrivere unità culturali che si replicano e diventata «oh, è quando vediamo tutte quelle foto di gattini e politici che fanno la facce!». Selfie in classifica è davvero incredibile al giorno d’oggi, stanno tutti a fotografarsi ovunque eppure c’è chi non sapeva che si chiamava così. Magari i nonni, a cui il nipote hanno chiesto «Ci facciamo un selfie?» e per sicurezza sono andati a controllare se fosse una cosa legale.

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