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Nazionale

Le accuse infamanti di Graviano a Berlusconi: ecco cos’ha detto

Audito dai pm, il boss ha parlato dei presunti incontri con Silvio Berlusconi in diverse occasioni tra gli anni Ottanta e i primi Novanta

Proseguono le udienze per il processo Baiardo a Firenze e oggi come teste è stato sentito in Aula il boss Giuseppe Graviano. “Mio nonno Filippo Quartararo fece una società con Silvio Berlusconi nel 1969-70, per investire soldi suoi e di altre persone. Lui mise 4-5 miliardi di lire ma la somma complessiva dell’investimento era di 20 miliardi di lire”, ha dichiarato Graviano ai pm, sostenendo di aver saputo di questi investimenti dopo la morte di suo padre, nel 1982, dal nonno Quartararo che tra il 1982 e 1983 gli avrebbe fatto conoscere Berlusconi.

“Ci fu un incontro a Milano in un albergo con Berlusconi, io, mio nonno e mio cugino Salvo”, ha dichiarato, aggiungendo di ricordarsi “una carta privata” riguardo agli investimenti, che ne attestava l’esistenza. Alla domanda dei pm se ci fossero i nomi degli investitori, Graviano ha dichiarato di sì ma “non posso confermare bene”, ha aggiunto. “Il 20% delle ricchezze prodotte da questi investimenti sarebbero state ritornate agli investitori”, ha proseguito, precisando che per la sua famiglia si occupava delle restituzioni dei profitti tratti dagli investimenti a “mio cugino Salvo”. Tuttavia, ha aggiunto nella sua deposizione, “non ho mai ricevuto nulla da questi investimenti”.

Alla morte del padre nel 1982 “mio nonno Filippo Quartararo mi racconta di questo investimento e mi chiede se potevo seguire questa cosa con mio cugino Salvatore. Mio padre non era interessato a questo investimento”. Il pm ha poi chiesto a Graviano se ricordasse qualcuno dei presunti incontri con Berlusconi e il boss ha sostenuto di averlo visto “prima di essere arrestato in un appartamento a Milano”, confermando che dagli inquirenti gli fu mostrato un filmato con un appartamento individuato come luogo di questo incontro col Cav: “C’era un residence con una piscina, era vicino a Milano. Il residence lo riconobbi ma l’appartamento no”.

Un altro incontro, ha detto ancora Graviano, “può essere stato nel 1986, ero latitante. Berlusconi lo sapeva, ne parlavano tutti i giornali”. In questo incontro, ha aggiunto su precisa domanda del pm, ha dichiarato che “si parlava dei nomi delle persone da inserire nelle società in cui erano investiti i soldi”. Nell’incontro che Graviano fa risalire al dicembre 1993 “nell’appartamento c’ero io con mio cugino e con Berlusconi, accompagnato da una persona ma non mi ricordo chi era” ed era un incontro “per sistemare tutto” e per fissare la data “del febbraio 1994 per formalizzare i nomi delle persone che dovevano entrare nelle società”.

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