Le Ong ora si lamentano della presenza della Guardia Costiera libica nel Mediterraneo centrale, colpevole di “minacciare” chi vuol prestare soccorso alle imbarcazioni di migranti.
L’accusa arriva da Sos Mediterranée che, in una nota, rivela che negli ultimi mesi c’è stata “una crescente presenza libica, tra cui motoscafi senza contrassegni e nuove imbarcazioni della Guardia Costiera libica, che adottano comportamenti minacciosi o intimidatori nei confronti delle imbarcazioni di ricerca e soccorso e delle persone in difficoltà”. Il 12 agosto scorso, i libici avrebbero cercato di ostacolare le operazioni di salvataggio della ong con due intercettazioni da parte di soggetti libici nel giro di un’ora. Alle 12:42 l’equipaggio di Sos Mediterranee aveva avvistato un’imbarcazione di legno blu con a bordo circa 50 persone, tra cui tre donne, che andava alla deriva senza attrezzature di salvataggio. L’equipaggio dell’Albatross, la missione di monitoraggio aereo della ong, alle 16:39 ha avvistato due gommoni a scafo rigido non identificati: uno trainava l’imbarcazione ormai vuota, mentre l’altro trasportava persone che erano già salite a bordo. Meno di un’ora dopo, alle 17:34, Albatross ha assistito a un secondo violento intercettamento, stavolta di un gommone nero che trasportava circa 30 persone, tra cui bambini e neonati, privo di qualsiasi attrezzatura di salvataggio.
“L’imbarcazione stava navigando in modo irregolare nella regione libica di ricerca e soccorso a nord di Tripoli quando l’equipaggio ha avvistato una motovedetta della Guardia Costiera libica di classe TS 300 che si avvicinava ad alta velocità”, si legge ancora nella nota. La Guardia Costiera libica, poi, ha intimato alla nave di soccorso Humanity 1, che avrebbe potuto prestare soccorso ai migranti in difficoltà, di lasciare la zona e dirigersi verso nord. Secondo la ricostruzione della ong, quindi, la motovedetta libica ha inseguito il gommone per circa 40 minuti con una serie di manovre aggressive e pericolose, per speronarlo e, poi, legarlo con una corda mentre era in navigazione. “La motovedetta TS 300 è stata fornita alle autorità libiche tramite Sibmmil, il principale programma di gestione delle frontiere e della migrazione in Libia finanziato dall’Ue, che avevamo analizzato a fondo con IrpiMedia in questo report”, sottolinea l’ong. Che, poi, polemicamente conclude: “Quando imbarcazioni finanziate dall’Ue vengono utilizzate in episodi violenti come questo, sorgono interrogativi sulla responsabilità a cui le istituzioni europee hanno finora scelto di non rispondere. In assenza di responsabilità, è probabile che episodi del genere si ripetano”.
