Ora che lo può raccontare, Aldo Montano può permettersi di lanciare un appello, che è anche un po' un'accusa: «Nel 2026 è inaccettabile che ci siano ancora superficialità, impreparazione e una sottovalutazione così grave delle allergie alimentari. Quando una persona informa il personale di avere un'allergia, non sta chiedendo un favore: sta consegnando la propria vita nelle mani di chi prepara e serve quel piatto».
Quella vita che lo sciabolatore livornese, 47 anni, campione olimpico individuale ad Atene 2004, cinque medaglie olimpiche in una carriera lunghissima, 12 mondiali e 11 europee, stava per vedersi restituita stracciata, inutilizzabile. Ha rischiato di morire, Montano, a causa della trascuratezza di un ristoratore romano. L'ex atleta la sera di mercoledì era andato a cena con amici in un locale capitolino. Al momento dell'ordinazione ha fatto presente la sua allergia alla caseina, ma qualcosa deve essere andata storta, la cura che qualsiasi cucina deve avere di chi segnala una allergia potenzialmente ferale non è stata applicata, e Montano subito dopo aver mangiato è andato in choc anafilattico. Per fortuna è stato subito soccorso e in pochi minuti è sbarcato all'ospedale Santo Spirito, a due passi dal Vaticano. «È arrivato alle 21,18 in seria difficoltà respiratoria - spiega l'ufficio stampa del nosocomio -. È stata necessaria la somministrazione di adrenalina e la terapia ha iniziato a dare effetto subito, ma il paziente è rimasto sotto controllo per alcune ore per scongiurare il rischio di ricadute. Quindi è stato dimesso la mattina del 2 luglio alle 7,15».
In quelle poche ore trascorse in un letto di ospedale passando dalla paura al sollievo, Montano ha deciso di fare della sua disavventura una questione universale, postando su Instagram una sua foto con la maschera dell'ossigeno, il volto ancora gonfio, e un commento accorato: «Ancora una corsa in ospedale. Ancora adrenalina, paura, farmaci. Ancora una volta con la vita appesa a un filo. Sono allergico alla caseina. Non è un capriccio, non è una moda alimentare, non è un'intolleranza. È un'allergia potenzialmente mortale. Eppure è successo di nuovo. Durante una cena in un ristorante di Roma, dopo aver comunicato chiaramente la mia allergia, mi sono ritrovato a lottare per la vita». E ancora: «Ogni volta che qualcuno minimizza, risponde con leggerezza o non segue i protocolli, sta mettendo a rischio una vita umana. Non esistono piccole distrazioni quando le conseguenze possono essere uno shock anafilattico. Questa volta sono riuscito ad arrivare in ospedale. La prossima volta potrebbe non andare così, per me o per qualcun altro».
Nel post l'olimpionico ha ringraziato lo staff medico che gli ha letteralmente salvato la vita: Roberta Baldoncini, Annalisa Filippi e Tiziano Carluccio. «La salvezza del paziente è la gratificazione più grande - rispondono dal Santo Spirito -. Sentiamo però di esprimere il nostro sentito ringraziamento al campione olimpico Aldo Montano, perché quando il nostro lavoro viene percepito e valorizzato nella sua complessità, come lui ha fatto scrivendolo sui social, emerge il senso civico che ogni cittadino dovrebbe avere. Grazie da tutti noi».
Il nome del ristorante romano che non ha rispettato le indicazioni di Montano non è stato comunicato, non era in cartella medica e non è chiaro se l'ex schermidore abbia sporto - o abbia intenzione di sporgere - denuncia.