La decisione del governo di vietare nelle scuole il velo integrale, quindi niqab e burqa, nasce dalla necessità di imporre delle regole in un contesto che per troppi anni è stato lasciato al libero arbitrio. In Italia è vietato coprire il volto negli spazi pubblici per una legge nata negli anni Settanta per il contrasto al terrorismo ma esistono delle eccezioni, che ora nelle scuole non saranno più valide. Il divieto, al contrario di altri Paesi che fanno valere la laicità delle istituzioni, è valido solamente per i veli integrali che coprono il volto e non per il velo che copre i capelli, per altro l’unico prescritto dal Corano.
Mentre da sinistra si nega l’esistenza di un problema in tal senso, basta andare fuori dalla scuola all’uscita delle classi per rendersi conto che non si tratta di casi isolati ma di comunità che si ampliano di anno in anno. Ora la sinistra invoca la libertà delle donne di indossare quel che desiderano, ma la presenza di indumenti che coprono integralmente il volto non è compatibile con la democrazia. “Mentre la sinistra, i grandi intellettuali e i giornaloni di sinistra pontificano sui diritti e ad attacca il Governo e la Lega per una norma di civiltà e di buon senso, questa è la realtà nelle città dove l’islam radicale avanza ed è già arrivato dentro le scuole. Per questo la nostra legge era necessaria e urgente. E queste sono le ragazze che ancora a scuola ci vanno. Poi ci sono quelle che troppo presto vengono costrette a rinunciare agli studi e trascinate nel Paese d’origine per essere date in sposa”, ha dichiarato Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega ed ex sindaco di Monfalcone.
Nelle foto scattate all’esterno di una scuola media di Monfalcone, come è evidente, ci sono giovanissime ragazze che indossano il velo integrale a scuola, che vedono annullata la propria identità in nome di una religione che obbliga le donne a sottomettersi all’uomo. E il tema affrontato dall’onorevole sulle giovanissime date in spose senza il loro consenso è tangibile in città come Monfalcone, dove le comunità islamiche sono in continua crescita. “Siamo di fronte all’integralismo islamico, un sistema profondamente incompatibile con il nostro ordinamento giuridico e con i nostri valori. Lo Stato deve reagire con norme forti, per impedire che, in nome dell’accoglienza e delle porte aperte, vengano cancellate proprio quelle libertà fondamentali che diciamo di voler difendere”, ha concluso Cisint. Nella norma del governo viene vietata anche la mascherina in caso di assenza di patologie o necessità sanitarie, che troppo spesso viene usata come escamotage al posto del niqab.
“Se io volessi mettere il burqa il problema dov’è? So che è illegale ma siete voi che non ci date libertà”, ha dichiarato una donna italo-egiziana ospite di Paolo Del Debbio a Dritto e Rovescio, contestando il decreto Scuola approvato ieri in Consiglio dei ministri. Ma in un servizio andato in onda durante la trasmissione, una donna col niqab raggiunta da una giornalista ha messo la sinistra davanti alla verità che troppo spesso nascondono: “Se tolgo il velo morte… Mio marito mi mena”. E gli uomini? Gli islamici ne sostengono l’uso perché “sto più tranquillo se la donna ha il niqab, perché non viene guardata da nessuno”.
