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Ranucci ormai è un disco rotto: “Parlano di me anche in Pakistan”

Ignorando cosa sia il Pakistan negli ultimi anni, Ranucci ha portato il Paese come esempio, sostenendo che “si sono posti il problema della libertà di stampa”

Sigfrido Ranucci nelle ultime settimane vive sui social alla continua ricerca del consenso del pubblico. Utilizza lo strumento social come clava contro quelli che, secondo lui, sono i responsabili della sua cacciata ma anche contro i colleghi e per cercare di costruirsi l’immagine del martire. Sta facendo uscire, attraverso i suoi post, un ego sconfinato che finora era riuscito a contenere, a limitare, in funzione del ruolo. Ma tutto questo viene supportato anche dallo spettacolo che sta portando in giro per l’Italia, utilizzato per lo più come megafono politico. O, almeno, questa è l’accusa che gli viene mossa da Fratelli d’Italia in Emilia Romagna. Ora che la conduzione di Report gli è stata tolta, Ranucci sembra aver perso la bussola e anche i freni, sconfinando spesso su terreni che lo portano a comunicare un messaggio opposto rispetto a quello che lui vorrebbe arrivasse. Oggi è arrivato ad annunciare che del suo caso si parla in Pakistan.

“Mi ha sorpreso che in Pakistan hanno parlato del mio caso: in Pakistan si sono posti il problema della libertà di stampa e in Italia questo dovrebbe farci riflettere”, ha dichiarato Ranucci. Un’affermazione simile è difficilmente commentabile, visto quel che è il Pakistan di oggi e chi governa quel Paese. Forse avrebbe dovuto trovare paragoni più calzanti, magari in Europa o, comunque, in Paesi dove non si verificano quotidianamente violazioni diffuse dei diritti umani, dove le donne vengono costrette a matrimoni combinati in età giovanile, dove i non islamici non sono tollerati e da dove scappano migliaia di persone che poi arrivano in Italia.

Ma Ranucci è un disco rotto ormai, si è incantato sul tema che a suo avviso lo contrappone ai “cattivi”. Nelle ultime ore ha perfino condiviso un comunicato che lo paragona a Julian Assange. “Io farò la mia battaglia, che non è una battaglia personale: è una battaglia per la democrazia e per la libertà di stampa”, contestando “un metodo molto discutibile, che non riconosce il merito e neanche la trasparenza. Vi pare normale che dopo 35 anni di Rai, con la mia storia e la mia esperienza, io debba sapere della mia sostituzione da un’agenzia?”. Nei giorni scorsi la Rai ha offerto a Ranucci tre possibilità alternative a Report, tra cui la corrispondenza da il Cairo che gli ha dato lo spunto per paragonarsi a Giulio Regeni.

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