Le crepe arrivano da dentro casa. Dopo diverse settimane trascorse a fare quadrato intorno a Sigfrido Ranucci, una parte della redazione di Report ora gli chiede di farsi da parte. Un passo di lato, anzi, come viene definito, un “atto di gentilezza” nei confronti della trasmissione. A raccontare il clima è il Corriere della Sera. La solidarietà votata a fine luglio da una redazione nella quale già si intravedeva qualche crepa avrebbe lasciato spazio a una “frustrazione profonda”. A preoccupare sarebbe soprattutto l’autenticità di Report, messa alla prova dalle cronache degli ultimi tempi: dai rapporti con Valter Lavitola alle polemiche sulla gestione della trasmissione e dello staff. Continuano poi: “Report deve vivere anche dopo Ranucci”.
I giornalisti allora ragionano sul “dopo”, non vorrebbero un nuovo volto imposto dall’esterno e sarebbero pronti a opporsi a una soluzione calata dall’alto. L’ipotesi preferita sarebbe invece quella di una conduzione a rotazione, quindi diversi giornalisti della squadra alternati alla guida del programma. Ad aggiungersi al calvario, per Ranucci si apre anche il fronte sindacale. Unirai-Figec gli contesta duramente il rilancio sui propri social di un articolo di Giuseppe Giulietti nel quale le accuse si concentrano sulla Rai e sui suoi vertici. “Nel mirino finiscono la Rai, i suoi vertici e, inevitabilmente, tutti i lavoratori dell’azienda. Ma Lavitola?”, attacca il sindacato.
Unirai chiede quindi agli organismi aziendali di verificare se la condotta sia compatibile con il Codice etico Rai e con gli obblighi legati al ruolo ricoperto. E chiude con una frase che suona anche come un messaggio diretto al conduttore: “La Rai non è il nemico. La Rai è chi ci lavora”.
Ora a chiedere un cambio di passo non sono soltanto i suoi avversari, sono addirittura alcuni dei giornalisti con cui ha costruito Report.
