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Nazionale

La lezione del figlio di Borsellino a Ranucci: ecco cosa ha detto

Non si placano le polemiche dopo che Sigfrido Ranucci si è accostato addirittura a Moro, Falcone e Borsellino

Manfredi Borsellino e Ranucci

Continua a far discutere l’accostamento che Sigfrido Ranucci ha fatto tra la sua figura e Aldo Moro, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nelle ore in cui Lavitola veniva interrogato e ammetteva di essere stato lui a ordinare l’attentato contro Ranucci, quest’ultimo pubblicava sui propri canali social una foto in bianco e nero con i due magistrati vittime della mafia e una scritta eloquente: “La voce che spaventa”.

Accostamento che, ai più, è apparso non solo fuori luogo ma a dir poco imbarazzante. Condito da alcune frasi altrettanto emblematiche: “La storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza, li uccide per eccesso di chiarezza. Muoiono tutti nello stesso modo, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta”.

Questo azzardato parallelo, con cui Ranucci si mette sullo stesso piano dei martiri della mafia e del terrorismo, ovviamente ha suscitato diverse prese di posizione. Tra queste segnaliamo ciò che ha scritto Manfredi Borsellino, figlio del giudice: “Paragonarsi a quei giganti, da Giovanni Falcone a mio padre, è problematico per chiunque. Io stesso, come figlio, non mi sento ancora all’altezza”.

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