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Nazionale

Sconto benzina, Ip si accoda a Eni. Plauso di Meloni: “Un bel segnale”

Oggi al via il tetto al prezzo del Cane a Sei Zampe. Le stime vedono risparmi fino a 80 euro mensili a famiglia

Un benzinaio alla pompa di benzina, riceve un biglietto da 100 euro per il pagamento del carburante da un cliente, 12 marzo 2012 a Pisa. ANSA/FRANCO SILVI

Effetto domino sui carburanti. Dopo Eni anche IP mette un tetto ai prezzi con una mossa che aprirà la strada, nei prossimi giorni, ad altri probabili adeguamenti. Socar, la compagnia statale dell’Azerbaigian che dal maggio scorso controlla Italiana Petroli, ha deciso di intervenire volontariamente sui prezzi di benzina e gasolio, introducendo da oggi un meccanismo di calmierazione sulla propria rete (4500 distributori).

È una novità importante perché, dall’esplosione del caro carburanti legato alle tensioni geopolitiche, il mercato sembra muoversi nella direzione auspicata dal governo: non attraverso un prezzo amministrato o una nuova tassa sugli extraprofitti, ma attraverso un impegno diretto delle compagnie che si sono mosse «senza alcuna imposizione», come ha sottolineato il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani.

Il 25 settembre Eni ha avviato un price cap sui carburanti Enilive: 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro per la benzina, circa 17 centesimi al di sotto dei livelli medi. Il limite entra in vigore oggi per una durata di 30 giorni, ma nelle intenzioni è già prevista una proroga fino a fine anno. La scelta di Eni è arrivata in un momento parecchio delicato: dal 26 settembre è stato dimezzato lo sconto sulle accise, passato da 12,2 a 6,1 centesimi al litro.

Socar ha spiegato di voler rafforzare in questo modo il proprio impegno nei confronti dell’Italia e di voler allargare «lo sconto» anche alle pompe a marchio Esso e agli altri operatori della filiera. «Desidero ringraziare per questo il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, per il segnale di attenzione che rafforza la nostra cooperazione, e il presidente di Socar, Rovshan Najaf», ha detto la premier Giorgia Meloni, assicurando che «il governo continuerà a lavorare per sostenere le famiglie e proteggere il loro potere d’acquisto, soprattutto in questa fase internazionale così complessa». Ma facciamo due conti. In questo quadro, la misura Eni quanto vale per le famiglie e quale sarà il conto finale per il gruppo di San Donato? Le stime di Adusbef indicano un risparmio di circa 8,45 euro per un pieno di benzina e di 9,35 euro per un pieno di gasolio, assumendo una capacità di 50 litri. Per una famiglia con due automobili, Unimpresa stima un beneficio che può arrivare a 17,80 euro alla settimana, intorno agli 80 euro al mese. Ma il vantaggio non riguarda soltanto le famiglie. Per chi utilizza l’auto per lavoro il carburante rappresenta una voce di costo direttamente collegata all’attività. E qui il risparmio può arrivare a 12-37 euro alla settimana per singolo veicolo, al netto dell’Iva, equivalenti a circa 50-160 euro al mese. Una piccola impresa con dieci furgoni potrebbe quindi arrivare a risparmiare alcune migliaia di euro entro l’anno, se il meccanismo rimanesse in vigore e i prezzi di mercato restassero sui livelli attuali. Il beneficio, inoltre, non sarà uniforme sul territorio nazionale. Dove il prezzo alla pompa è più alto, maggiore sarà la distanza dal tetto fissato da Eni e quindi maggiore sarà il risparmio.

Guardando a Eni, nel primo semestre 2026 le vendite alla pompa hanno sfiorato i 3 milioni di tonnellate. Se si annualizzasse il dato del primo semestre, si arriverebbe a circa 5,9-6 milioni di tonnellate (6-7 miliardi di litri annui). Facendo un calcolo a spanne il conto per Eni sarebbe sui 100 milioni di euro, con una parte del differenziale che non rappresenta però un costo puro per Eni (sul prezzo finale incidono anche Iva e fiscalità). In altre parole, il risparmio lordo alla pompa non coincide con il mancato margine di Eni. Se il price cap dovesse essere mantenuto fino alla fine dell’anno, il trasferimento complessivo a favore dei clienti potrebbe invece salire. Una stima prudenziale porta a 250-300 milioni di minori ricavi netti per i prossimi 3 mesi, ma il conto può essere mitigato da una crescita dei volumi venduti.