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Unirai-Figec: “Report? Gli enti di categoria si risvegliano dopo lungo silenzio”

L’Unirai-Figec contesta il comportamento di Usigrai, Fnsi e Ordine dei giornalisti che invocano il diritto di riservatezza solo per i cronisti del programma di Raitre

Le incognite L'affaire Lavitola ha danneggiato l'intera trasmissione e la Rai sta cercando una soluzione per salvare Report

“Dopo settimane di silenzio, Usigrai, Fnsi e Ordine dei giornalisti sembrano improvvisamente essersi risvegliati: oggi invocano la riservatezza sui compensi dei colleghi di Report, denunciano presunte inquietanti ‘manine’ aziendali e si mobilitano con grande solerzia”. L’Unirai-Figec, con una nota, punzecchiano i sindacalisti dell’Usigrai e gli altri enti che sono scesi in campo dopo che Il Tempo ha pubblicato i compensi dei cronisti della nota trasmissione di Raitre.

L’Unirai-Figec li definisce “i mangiatori di loto, il frutto che nell’Odissea provoca l’oblio” e, sebbene condivida il principio secondo cui “la riservatezza è un diritto e va tutelato”, pone alcuni interrogativi. “Ma viene spontanea una domanda: vale sempre o soltanto quando riguarda Report? Quando sui giornali, a partire dal Fatto Quotidiano, venivano pubblicati dati e cifre sui compensi di altri colleghi Rai — da Vespa a Latella, da Maggioni a Monteleone, da Sottile ad altri — dove erano i paladini della privacy? Dove erano i comunicati, l’indignazione, le denunce contro il ‘’populismo’?”, si chiedono Unirai-Figec secondo cui “evidentemente, per qualcuno, anche la memoria è intermittente”. Ma non solo. Unirai-Figec evidenziano anche che “mentre oggi si aprono le braccia per Report, sulle gravi notizie e indiscrezioni delle ultime settimane riguardanti Report e Ranucci è calato un silenzio altrettanto eloquente”. E ancora: “Lo stesso silenzio che abbiamo registrato davanti alle minacce e alle inquietanti intimidazioni rivolte a colleghi Rai, anche attraverso volantini e messaggi affissi in sedi e bacheche sindacali, nei casi che hanno riguardato Brunori, Boccia e Monteleone”. Per il sindacato “non è generoso, da parte di chi rappresenta la categoria, aprire le braccia e difendere soltanto i colleghi di Report, dimenticando tutti gli altri quando vengono esposti, attaccati o intimiditi”.

Secondo Unirai-Figec, “non esistono giornalisti di serie A e giornalisti di serie B” e “non può esserci una tutela per chi conviene difendere e un silenzio per tutti gli altri”, visto e considerato che “:il diritto alla riservatezza è riconosciuto dal nostro ordinamento, non inventato oggi per l’occasione”. Unirai-Figec chiede dunque “stesse regole, stessa tutela, stessa indignazione per tutti. Perché la solidarietà non funziona a intermittenza. E se davvero - è la conclusione - vogliamo difendere la dignità della categoria, forse è arrivato il momento di smettere di mangiare loto e di ricordarsi di tutti i colleghi, non soltanto di quelli del programma del giorno”.

Il sindacato Usigrai, infatti, oggi, ha diramato una nota in cui denuncia: “Da anni chiediamo invano all’azienda di rendere pubblici i dati sul numero e i costi delle prime utilizzazioni, ricevendo sempre come risposta un muro di silenzio. Vediamo invece che é facilissimo per qualcuno recuperare i dati sui costi della trasmissione Report, per poi utilizzarli in modo capzioso. Pubblicare i compensi di collaboratori di Report a Partita Iva senza esplicitare in cosa consistano le spese di produzione, è solo una patetica operazione di populismo”. E puntualizza: “Non si tratta infatti di stipendi percepiti dal singolo giornalista, ma di retribuzioni lorde che comprendono anche molte altre spese”.

Usigrai non ha dubbi: “Stiamo assistendo a innumerevoli tentativi di colpire un programma d’inchiesta che di certo dà fastidio alla politica, compreso il partito sui cui scranni siede in Parlamento l’editore del quotidiano che oggi punta il dito su inesistenti ‘stipendi faraonici’”. Report, secondo Usigrai, è “un programma di inchiesta che i vertici Rai dovrebbero tutelare come patrimonio aziendale, dopo aver regalato ingenti fette di pubblico alla concorrenza con scelte che hanno premiato conduttori graditi alla maggioranza di Governo, ma molto sgraditi al pubblico”. E, infine, la conclusione: “Quel pubblico che, invece, segue Report da anni e che si consolida stagione dopo stagione e che certo non si farà condizionare dai tentativi di screditare la redazione”.

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