Nonostante le buone intenzioni di Operation Bluebird, la start up fondata da Micheal Peroff per far rinascere Twitter dalle ceneri di X e renderlo un ecosistema progettato all’insegna “della fiducia, della trasparenza, del controllo da parte degli utenti e del dialogo aperto”, il primo lancio della piattaforma è durato solo qualche giorno. Al momento, quindi l’uccellino, che si richiama esplicitamente anche nel logo a quello più famoso al mondo, è tornato ai box di partenza. Infatti, da quanto comunicato sia sul sito che nei post di LinkedIn di Operation Bluebird e Virginia, l’app è stata momentaneamente disattivata per risolvere alcuni problemi segnalati dagli utenti che si sono iscritti decidendo di investire nello sviluppo 20 dollari, per acquisire il titolo di fondatore, o in alternativa donando 40 dollari o più per diventare un fighter, un combattente, e contribuire così a finanziare lo sviluppo del social network. “Siamo stati sopraffatti dai vostri feedback positivi, ma stiamo rafforzando ulteriormente la piattaforma prima di aprire la prossima ondata di fondatori e combattenti. Chiunque costruisca qualcosa per cui valga la pena lottare affronta delle sfide”. Poi una precisione, che si ritrova a chiusura di diversi post dell’azienda e che fornisce la misura di quanto sia oggi diffusa quella sensibilità etica di riportare i social media alla loro originaria missione: “Operation Bluebird non è un social tossico” e “non è affiliato a X”. Ma, l’aspetto più importante di questa sfida a X e ai social network che hanno ceduto al profitto algoritmico e che per ora è ancora gli inizi è un altro e riguarda la possibilità, ovviamente osteggiata dai legati di Elon Musk, di poter utilizzata il nome Twitter e la parola tweet. Tant’è lo scorso 2 dicembre Operation Bluedbird ha deposito una petizione all’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti di annullare i marchi registrati Twitter e poterli sfruttare economicamente sostenendo che X Corporation li abbia di fatto abbandonati a seguito del rebranding voluto a luglio del 2023 e al passaggio definitivo della piattaforma dal dominio di twitter.come a X.com. La nuova veste, fortemente voluta da Elon Musk, quindi diventa la prova regina dell’abbandono del brand, così, contemporaneamente alla petizione, inoltre, è stata presentata anche un’istanza di registrazione del marchio Twitter. La richiesta di annullamento e di reclamo per l’utilizzo in esclusiva del brand Twitter è fondata sul fatto che in questi anni X abbia progressivamente “eliminato” il marchio Twitter dai suoi prodotti, servizi e strategie di marketing”. A preparare la petizione e affiancare l’azienda di Peroff in questa battaglia legale è Stephen Coates, che per anni ha lavorato in Twitter occupandosi proprio di marchi e brevetti. In attesa di capire se nei prossimi giorni, come promesso da Operation Bluebird, l’app ritorni online dopo aver riparato alcune falle tecniche, resta aperta una questione che potrebbe rappresentare un precedente eclatante qualora l’Ufficio Brevetti dovesse accogliere l’istanza di reclamo perché Musk potrebbe vedersi soffiare da una piccola azienda della Virginia buona parte di quel valore immateriale del marchio per il quale ha speso 44 miliardi di sterline solo per aver volontariamente rinunciato da uno dei nomi più riconoscibili degli ultimi venti anni.

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