Noi ammiriamo da sempre Ilaria Cucchi. Per l’attivismo civile disinteressato. Per l’abnegazione nel rispondere alla politica nonostante nessuno l’abbia chiamata. Per l’equilibrio nella battaglia delle idee che in lei non sconfina mai nell’ideologia.
Se la politica fosse il Fantacalcio la prenderemmo subito.
E anche per questo, grazie Fratoianni e Fratoianna; e grazie Angelo e Bonelli. Non vi saremo mai abbastanza riconoscenti per la capacità di scegliere i vostri testimonial. Soumahoro, la moglie di Soumahoro, Lucano, l’amaro Lucano da sorseggiare dopo cena (“Ma dai smettila con ‘ste battutacce”), la Salis, i compagni della Salis, l’Albanese, gli albanesi... Tutti compagni con stipendi da 14mila euro al mese, tra i più alti di tutti i parlamenti, che non hanno paura di denunciare che gli stipendi degli italiani sono tra i più bassi d’Europa.
Comunque. Il punto è che la Procura di Ravenna, che indaga su un’associazione a delinquere legata al rilascio di falsi certificati medici per evitare il trasferimento di migranti nei Cpr, ha acquisito anche le chat tra la Cucchi e Cocco, un infettivologo perquisito nell’ambito dell’indagine. Ora. L’opportunità o meno dell’inchiesta è irrilevante. Ciò che rileva invece è che la Cucchi fino a ieri s’indignava nel denunciare una legge bavaglio che limita le intercettazioni; e oggi s’indigna contro il Pm che usa le intercettazioni in un’indagine sui suoi amici. Spacciando per illegale un atto legittimo.
E ci scusi, onorevole Cucchi, il verbo “spacciare»"
