Il pentito svela: "Un comitato per costruire nuovi alloggi". Sette arresti al Comune

Un'inchesta partita anche grazie alle dichiarazioni di un boss pentito svelano l'esistenza al Comune di Palermo, di un comitato d'affari formato da politici, burocrati e imprenditori, che aveva messo le mani su tre progetti per la costruzione di alloggi sociali

Il pentito svela: "Un comitato per costruire nuovi alloggi". Sette arresti al Comune

Sette arresti per corruzione al Comune di Palermo nell'operazione "Giano bifronte" di guardia di finanza e carabinieri. I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, corruzione per l'esercizio della funzione e falso ideologico in atto pubblico. A permettere di fare luce sugli affari illeciti, anche le dichiarazioni di un pentito.

Secondo quanto scoperto nell'inchiesta, un comitato d'affari formato da politici, burocrati del comune di Palermo e imprenditori, aveva messo le mani in particolare, su tre progetti per la lottizzazione di aree industriali dismesse del Comune (via Maltese, via Messina Marine e via San Lorenzo) e conseguente realizzazione di 350 unità abitative di edilizia sociale residenziale convenzionata.

Le fiamme gialle e i carabinieri di Palermo, hanno sottoposto agli arresti domiciliari i consiglieri comunali Sandro Terrani di Palermo e Giovanni Lo Cascio, già presidente della seconda commissione urbanistica, i funzionari comunali Mario Li Castri di Palermo, già dirigente dell’Area tecnica della riqualificazione urbana e delle infrastrutture, Giuseppe Monteleone, di Palermo, già dirigente dello Sportello unico attività produttive, il professionista Fabio Semineiro, di Palermo, architetto e gli imprenditori Giovanni Lupo di San Giovanni Gemini (AG) e Francesco La Corte, originario di Ribera (AG), rispettivamente amministratore di fatto e di diritto della Biocasa srl, operante nel settore edilizio. All’architetto Agostino Minnuto, originario di Alia (PA), è stato notificato l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

Le indagini hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di un comitato d’affari composto da imprenditori e professionisti in grado di incidere sulle scelte gestionali di dirigenti e amministratori locali, i quali avrebbero "asservito la pubblica funzione agli interessi privati, in modo da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore dell’edilizia privata", spiegano gli investigatori.

La ricostruzione degli inquirenti

Nel corso del 2016, Semineiro e soggetti a lui riconducibili hanno presentato – per conto di numerosi imprenditori – tre progetti per la lottizzazione di aree industriali dismesse del comune di Palermo e per la conseguente realizzazione di 350 abitazioni di edilizia sociale residenziale convenzionata. L’istruttoria sulle proposte di deliberazione è stata curata da Li Castri, all’epoca a capo dell’Area tecnica del comune, il quale, da un lato, si trovava in situazione di incompatibilità, essendo stato socio in affari con Semineiro, con il quale manteneva assidua frequentazione, dall’altro, rilasciava parere favorevole anche in mancanza di alcuni requisiti di ammissibilità in materia di edilizia convenzionata. In cambio, Li Castri accettava la promessa (formulata da La Corte e Lupo, interessati all’approvazione dei piani costruttivi) di assegnare a Semineiro la direzione dei lavori edilizi da realizzarsi, che a sua volta avrebbe destinato a Li Castri una parte dei profitti derivati dall’approvazione da parte del Consiglio comunale delle tre proposte di deliberazione.

"Anche Monteleone - spiegano dal Comando - si adoperava per il buon esito della delibera relativa all’ex area industriale di via San Lorenzo". I consiglieri comunali, destinatari del provvedimento, in cambio della promessa di utilità di varia natura, si sarebbero adoperati per una rapida calendarizzazione ed approvazione delle tre proposte di costruzione in deroga al piano regolatore. In un'altra vicenda Li Castri, sempre nel suo ruolo di dirigente comunale, avrebbe accordato una variante a una concessione edilizia della Biocasa, consentendo di aumentare le unità abitative da realizzarsi da 72 a 96. Il progetto era stato redatto anche in questo caso dal suo ex socio in affari Semineiro, al quale veniva assegnato l’incarico di direttore dei lavori.

Monteleone, già dirigente dell’area tecnica, curava alcune pratiche di concessione edilizia presentate dalla Biocasa anche per la realizzazione di un altro complesso immobiliare sempre a Palermo, avallando varianti in aumento, per consentire la realizzazione di un maggior numero di unità abitative da 96 a 133. In cambio Lupo, La Corte e A.M. gli promettevano 15.000 euro. I primi due, inoltre, "assegnavano a una strettissima amica di Monteleone - aggiungono gli investigtori - diversi incarichi professionali, corrispondendole cospicue somme di denaro".

Le dichiarazioni del boss pentito

Le ipotesi degli inquirenti sono state avvalorate anche dalle dichiarazioni rese dal boss pentito Filippo Salvatore Bisconti, imprenditore edile nell’area metropolitana di Palermo, arrestato per associazione mafiosa il 4 dicembre 2018 (operazione Cupola 2.0) quale capo-mandamento di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, il quale ha riferito circostanze e dinamiche interne agli uffici tecnici comunali, con particolare riguardo agli interessi coltivati per anni da Li Castri, Semineiro e Monteleone e, in particolare “alle numerose cointeressenze economiche che effettivamente i tre soggetti coltivavano insieme nel settore dell’edilizia”.

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