Questa estate bollente non ha voluto risparmiarci nulla: duri attacchi al modello liberista. In una qualche misura ce lo si poteva aspettare dal nuovo inquilino di Downing Street Andy Burnham, laburista, che ha promesso di liquidare definitivamente la politica economico sociale di Margaret Thatcher. Se ciò avverrà prevedo tempi bui per i sudditi della corona visto in quali condizioni di depressione e di spesa pubblica fuori controllo si ritrovava la Gran Bretagna prima dell’arrivo della Lady di Ferro. Il secondo attacco ha colto di sorpresa, invece. Perché appartiene al cosiddetto fuoco amico. Come noto il numero uno della Fifa, Sergio Infantino, non appena chiusa l’edizione del mondiale di calcio, travolto da incontrollata euforia, annunciava di voler avviare un percorso di privatizzazione della Coppa del Mondo, aprendo al sostegno dei privati. Un vero progetto di sviluppo del modello. Sulla carta la sua idea sarebbe potuta rientrare in una visione delle cose in senso liberista. Solo a prima vista, però. Perché il piano di Infantino parla di privatizzazioni laddove, al contrario, permane evidente un controllo verticista e dirigista con opache commistioni con i poteri politici. Le privatizzazioni, quando sono efficaci, prevedono la dismissione completa dal controllo dirigista che, per sua natura, adotta tutti i tic tipici del centralismo statalista. Privatizzare nel suo spirto autentico significa liberare energie imprenditoriali, vuol dire far crescere l’impresa. Quella di Infantino è apparsa subito come un’intemerata per rafforzare la sua leadership e quella del suo circolo. Questo autogol ha permesso soprattutto agli statalisti sempre in servizio di scatenarsi contro le privatizzazioni in quanto tali. E di conseguenza prendendo di mira il modello liberista. Speriamo che questa estate dei colpi di testa (sbagliati!) passi in fretta. Anche perché leggo che da qualche parte si auspica la nazionalizzazione dell’Ex Ilva.
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