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Politica economica

Auto, la Cina attacca ancora. Presto in fabbrica solo robot

Entro la fine del decennio operative le nuove “dark factory“ senza operai e necessità di riscaldamento o illuminazione interna. I sindacati chiamati alla svolta

Cina, c'è aria di nozze tra due big dell'auto

Entro la fine del decennio dovrebbero essere operative le prime fabbriche cinesi di automobili completamente automatizzate. Significa che, al posto degli operai, sulle linee produttive agiranno solo i robot. Questa nuova generazione di stabilimenti industriali viene chiamata dark factory in quanto non occorre l’illuminazione interna e le varie fasi di lavorazione sono gestite da robot e intelligenza artificiale. Inoltre, non sono previsti impianti di riscaldamento e climatizzazione, e zero spazi per le pause degli umani, con l’obiettivo di azzerare errori e costi vari. C’è da preoccuparsi vista anche la situazione europea di grave crisi nel settore automotive: entro il 2030, secondo l’istituto Fraunhofer, sono stimati in 350mila i posti di lavoro a rischio a causa degli impatti del Green deal, fino a salire a oltre 720mila al 2040.

A questo problema, per il quale a Bruxelles, che lo ha originato, si fatica a innestare la retromarcia e a trovare una soluzione pragmatica che riduca i danni e cerchi di rilanciare il sistema automotive europeo, si aggiunge ora il rischio reale che via via i robot sostituiscono per buona parte la forza lavoro. Al recente Salone di Pechino, in proposito, molti costruttori hanno presentato, insieme alle novità su quattro ruote, anche piattaforme basate sull’intelligenza artificiale e sistemi di automazione avanzata.

È uno scenario che non dev’essere sottovalutato e che già ora occorre affrontare. Non è un caso, dunque, che del problema si stia già parlando all’interno dei sindacati. Le ricadute dello scenario che si prospetta, infatti, finiranno per impattare anche sulle organizzazioni dei lavoratori che sono ora chiamate a riorganizzarsi e trasformare la loro missione visto che robot e umanoidi vari non necessitano di essere tutelati. L’orizzonte occupazionale si presenta sempre più nebuloso, pieno di incognite e insidie.

«Il sindacato è chiamato a governare tutti questi processi - afferma Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl - : abbiamo degli informatici nel mondo dell’Ict che spesso ci chiedono di essere tutelati dallo stesso algoritmo che stanno studiando. In pratica, dicono che stanno implementando un processo di intelligenza artificiale che va a sostituire la loro professionalità. Da qui la richiesta al sindacato di trovare le forme di tutela. È importante che le imprese non utilizzino questi vantaggi tecnologici per far crescere solo i propri profitti».

Ecco come Uliano ritiene possano essere impiegati razionalmente questi vantaggi sulla forza lavoro. «Tali benefici - avverte il leader Fim Cisl - sono determinati spesso anche dal lavoro dell’uomo che progetta l’intelligenza artificiale e tutta l’innovazione. Quindi, devono essere anche distribuiti in diverse forme da quella salariale e da quella di reddito. Quali? Anche nella riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario piuttosto, ad esempio, che in termini di formazione come diritto per potersi riqualificare e magari acquisire quelle professionalità che nascono anche da questi contesti. Il metalmeccanico, del resto, non indossa più la classica tuta blu, bensì è sempre più un lavoratore tecnico e specializzato. Quindi, con competenze gestionali più importanti rispetto al passato».

Il cambio di paradigma, dunque, è avviato e corre velocemente al fine di aumentare efficienza, qualità e velocità di produzione (nove mesi per i big automotive del Dragone rispetto ai 4-5 anni occidentali).

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