L'Inps chiude il 2025 con un saldo della gestione finanziaria pari a 16,8 miliardi, un risultato positivo per 4,5 miliardi e un avanzo patrimoniale netto cresciuto da 35,31 a 42,83 miliardi. Un trend, quello dell'istituto, «che testimonia l'equilibrio del sistema previdenziale italiano», così come ha spiegato il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell'Inps Roberto Ghiselli presentando il rendiconto annuale. Al 31 dicembre scorso le entrate complessive sono state 571 miliardi di cui 294 contributive (+3,6%) e 165 di trasferimenti correnti dalla fiscalità generale (-8,4%), mentre le uscite totali sono state di 554 miliardi, di cui 425 per prestazioni istituzionali, cresciute del 2%. Il costo degli interventi sostenuti dai trasferimenti dalla Gias (Gestione degli interventi assistenziali), quindi dalla fiscalità generale, «si è ridotto di 15 miliardi, soprattutto per la diminuzione degli sgravi contributivi (-18 miliardi) in seguito alla trasformazione dello sgravio della quota di contributi a carico del lavoratore in un beneficio di natura tributaria e per la riduzione della spesa per l'anticipo pensionistico con le cosiddette Quote (-2,1 miliardi)». L'incremento della spesa per pensioni nel 2025 è stato dell'1,4% arrivando complessivamente a 325,06 miliardi. A volare alto la spesa per il sostegno al reddito (0,8 miliardi, passando da 18,9 a 19,7 miliardi, in particolare per la crescita dei trattamenti di disoccupazione e di integrazione salariale), mentre le spese per l'inclusione sociale sono salite di 2,4 miliardi, con un'ascesa dell'assegno di inclusione e del supporto per la formazione e un incremento delle prestazioni per le pensioni assistenziali (più 1 miliardo).
Nel Rendiconto si sottolinea come in un decennio sia avvenuta una «modifica sostanziale» nella struttura del bilancio dell'Inps, giacché «nel periodo 2015-2025 le prestazioni pensionistiche, comprese quelle di natura assistenziale, si sono ridotte dall'88,8% all'83,6%, mentre la spesa relativa ai trattamenti non pensionistici è cresciuta dall'11,2% al 16,4%».