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Politica economica

Consumi, l’Italia supera i livelli record del 2007

Secondo Confcommercio, la spesa reale pro capite sale a 23.261 euro e infrange il primato pre-Lehman: a trainare la ripresa lavoro, export e turismo

Confcommercio ottimista: previsioni per il Pil 2025 a +0,8%

I consumi tornano a superare il picco del 2007, vigilia della crisi finanziaria. Quest’anno la spesa reale raggiungerà i 23.261 euro pro capite, superando il record dei 22.975 euro raggiunto ben 19 anni fa, oltre al livello pre-Covid. Il risultato - diffuso ieri dall’ufficio studi di Confcommercio - è stato ottenuto con un aumento di 341 euro a testa di maggiori consumi rispetto al 2025.

In un anno fin qui segnato dalla nuova guerra nello stretto di Hormuz, la conseguente crisi energetica, l’impennata dell’inflazione e la generale incertezza geopolitica, una crescita così netta dei consumi è un dato che va oltre la statistica, segnalando un sentimento di fondo importante sia per l’economia, sia per la politica: la fiducia.

Fiducia nella soluzione delle tante crisi che comunque ci riguardano e fiducia nella capacità del governo di mantenere la barra dritta. Anche perché il dato dei consumi arriva a pochi giorni dal Pil del secondo trimestre, che ha proiettato la crescita attesa per la fine dell’anno intorno al + 1%. Due dati - Pil e consumi - correlati e sostenuti entrambi da dinamiche di fondo che si stanno consolidando, quali la salute di un mercato del lavoro arrivato al suo massimo storico di 24,3 milioni di occupati, il recupero del potere d’acquisto dei salari (anche grazie ai rinnovi contrattuali), la tenuta dell’export nonostante i dazi, e più nello specifico l’apporto del settore turistico, soprattutto dall’estero.

Certo, come sottolinea Confcom, «il pieno recupero dei livelli di consumo» non è omogeneo «per tutti i segmenti di spesa». Come sempre accade di fronte alle medie, qualcuno brinda, altri meno. E in proposito l’analisi di Confcom è preziosa, perché prende in esame il trend degli ultimi 30 anni. Dai quali emergono sostanziali cambiamenti nei comportamenti dei consumatori e, quindi, nella società. Una trasformazione definita come «progressiva terziarizzazione dei consumi» che taglia i beni materiali e privilegia l’esperienza, la connessione e il tempo libero.

Un dato su tutti: nel periodo 1995-2026 la spesa (calcolata a prezzi attuali) in tecnologia (informatica e comunicazione) balza del 3.200%, da 8 a 252 euro pro capite. Così è per la fruizione culturale e ricreativa (+50%) che nel 2026 vale 637 euro di spesa. Sull’altro piatto della bilancia alcune spese più antiche, come gli alimentari per consumo casalingo, scese del 3,5% in 30 anni. O il crollo delle spese per energia: -37,4%, un dato controintuitivo che va letto in chiave di minori volumi legati alle tecnologie per il risparmio energetico. Resistono, pur deboli, arredamento (+5,9%) e abbigliamento e calzature (+6,2%).

Ma la strada verso un modello sociale e culturale di spesa più rivolto a esperienze e fruizioni, attraverso la tecnologia, è segnata

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