Alla fine per le nostre imprese potrebbe andare perfino meglio con i nuovi dazi di Donald Trump. Da ieri sono in vigore le nuove tariffe del presidente Usa, che colpiscono oltre 60 partner commerciali (tra cui l’Ue) con aliquote comprese tra il 10 e il 12,5 per cento. Si tratta di un escamotage per ripristinare le tariffe del Liberation Day, disinnescate dalla Corte Suprema. Lo scorso febbraio erano stati quindi applicati dazi temporanei che però scadevano ieri. Quindi, per sostituirli con uno strumento giuridico più solido, si è utilizzata la Sezione 301 del Trade Act del 1974, la quale permette al presidente di imporre dazi a quei Paesi che, dopo un’indagine, si sono rivelati carenti nel contrasto al lavoro forzato sulle loro filiere di fornitura.
Diverse le reazioni dei partner commerciali colpiti. Da una parte c’è l’Unione europea, che è soddisfatta: «L’Ue valuta positivamente» il fatto che le nuove tariffe «siano in linea con gli impegni tariffari degli Stati Uniti concordati
nell’ambito della dichiarazione congiunta. L’Ue ha già adempiuto alla propria parte dell’accordo» e «in prospettiva si aspetta che gli Stati Uniti continuino a rispettare i termini della dichiarazione congiunta Ue-Usa, anche per quanto riguarda eventuali misure correttive nell’ambito di ulteriori indagini ai sensi della Sezione 301». Qui la situazione, paradossalmente, è anche migliore: gli accordi di un anno fa a Turnberry, in Scozia, posizionavano il tetto massimo delle tariffe per i beni europei esportati negli Usa al 15%, mentre adesso si applica un dazio del 10%. Come spiega Lucio Miranda, presidente di ExportUsa, a cambiare è il metodo di calcolo: prima «il dazio del 10% si aggiungeva al dazio base Mfn (Most Favored Nation), mentre oggi (Section 301) il dazio fissa un tetto massimo complessivo del 10%». Le merci già soggette a dazi specifici legati alla sicurezza nazionale, tra cui acciaio, alluminio, automobili e relativi componenti, non saranno invece interessate dalla nuova ondata di tariffe.
Ben più piccata, invece, è stata la reazione della Cina alla quale questi dazi, invece, sono aggiuntivi rispetti a quelli che già nel tempo avevano gravato le merci di Pechino (ieri si è aggiunto un altro 12,5%). «Ci opponiamo a qualsiasi forma di misura tariffaria unilaterale. Una guerra tariffaria o una guerra commerciale non serve agli interessi di nessuna delle parti», ha affermato ieri Lin Jian, portavoce del ministero degli Esteri cinese. Tra i Paesi più arrabbiati anche il Brasile, con il ministro dello Sviluppo, Industria e Commercio, Márcio Elias Rosa, che ha definito «ingiustificata» la nuova tariffa del 12,5% imposta dagli Stati Uniti.
Accanto alle nuove tariffe, ieri Trump ha anche attaccato apertamente l’Europa dopo la multa a Google, sostenendo, in un post su Truth, «non siamo il salvadanaio dell’Ue, avvio indagine e pagheranno».
