Il decreto sull’esenzione del bollo auto per il 2027 ha portato allo scoperto un meccanismo che potrebbe non esaurirsi nel solo finanziamento dei sostegni contro il caro-carburanti. La misura, infatti, è coperta in parte dagli «avanzi» del Pnrr: risorse accertate, dopo la scadenza del 30 giugno 2026, e considerate prive di obbligazioni giuridicamente vincolanti o di obiettivi ancora da raggiungere. Trattandosi di spesa già computata nei tendenziali di finanza pubblica, il loro riutilizzo non produce deficit.
L’apporto complessivo già impiegato per il bollo auto e le altre misure del decreto è di circa 1,7 miliardi. Si tratta dei residui accertati fino allo scorso febbraio. A luglio la piattaforma ReGiS ne contava invece 800 milioni. Ma la dote potrebbe crescere: tra i dicasteri si stima che il bacino complessivo dei risparmi possa aggirarsi tra 7 e 10 miliardi, cifra su cui pesa la rendicontazione in corso, ma superiore ai 5 miliardi derivante dalle stime di inizio anno di Corte dei Conti e Ragioneria generale dello Stato.
Con quelle risorse aggiuntive il governo guarda a due fronti. Il primo è la transizione energetica, dove la flessibilità comunitaria vale fino allo 0,6% del Pil, circa 6 miliardi per il 2027 su una dote di 14 nel triennio. A differenza degli avanzi Pnrr, qui si tratta di deficit aggiuntivo: la clausola resta però percorribile perché, se la revisione Istat di domani confermasse l’uscita dell’Italia dalla procedura per disavanzo eccessivo, il suo utilizzo non comporterebbe un rientro automatico nella procedura stessa. «Stiamo redigendo una lista di azioni, dagli incentivi per le pompe di calore agli accumuli di energia rinnovabile, per confrontarci con l’Europa», ha spiegato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin.
Il secondo è la proposta della Lega su un’uscita pensionistica a 64 anni anche per chi è nel sistema misto, stimata in quasi 5 miliardi sul triennio. «Va fatta una flessibilità mirata, di scelta non solo anticipata ma anche posticipata, a seconda delle mansioni», ha spiegato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. In entrambi i casi si tratta di interventi che poggiano su un una tantum destinata a esaurirsi.
Più delicato il rapporto con il Fondo Opere Indifferibili, che copre il caro materiali nei cantieri Pnrr: non c’è un travaso automatico, ma la normativa consente di riassegnare le risorse liberate tramite rifinanziamento o rimodulazione, come già avvenuto con il decreto Omnibus 2025, che ha esteso l’accesso al Fondo agli interventi usciti dal Pnrr con appalti aggiudicati entro il 31 dicembre 2025. Resta fermo, come ricorda il Servizio Bilancio del Senato, che il Fondo opera «nel limite delle proprie disponibilità».
Tra i corridoi di via XX Settembre prevale comunque la cautela. Per il ministro Giorgetti l’eventuale uscita dalla procedura per deficit eccessivo non è un «tesoretto» da dilapidare, ma una garanzia di stabilità contabile: la linea resta la prudenza, impiegando con precisione risparmi reali e margini concordati a difesa della crescita.
