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Politica economica

Italia regina Ue degli stoccaggi. Greggio, Usa soci con Caracas

Nel nostro Paese, serbatoi di gas pieni all’82%, la Germania si ferma appena sopra la metà. Al Pentagono il 35% delle joint venture per il petrolio venezuelano, occhi sulla quotazione del barile

Si infiamma il petrolio, barile a quota 95

Inizio di settimana con i riflettori puntati su petrolio e gas. Da un lato il mercato guarda con preoccupazione agli stoccaggi di gas sotto la media, con solo Italia e Polonia a fare da eccezione, e dall’altro fa i conti con il maxi accordo sul petrolio venezuelano che, ha detto ieri il presidente Usa Donald Trump, «sarà utilizzato dagli Stati Uniti per rifornire le riserve strategiche che negli ultimi anni si sono assottigliate per far fronte alla crisi energetica e alle interruzioni delle catene di fornitura».

Trump ha sottolineato che il processo di ricostituzione delle riserve inizierà a breve, definendo il petrolio venezuelano «un regalo dal Venezuela al popolo degli Stati Uniti». Al 21 agosto le riserve americane ammontavano a 290 milioni di barili, livello vicino al minimo da 44 anni. E ora questo nuovo accordo potrebbe influenzare la legge della domanda e dell’offerta e i corsi dell’oro nero, da giorni in area 80 dollari. Per gli Usa si tratta di un cambio di passo netto e il governo degli Stati Uniti prevede di acquisire una partecipazione passiva del 35% nella North American Blue Energy Partners dell’uomo d’affari venezuelano Alejandro Betancourt: lo riporta il Wall Street Journal spiegando che gli Usa puntano ad assicurarsi diritti preferenziali per l’acquisto del 20% della produzione dell’azienda al prezzo di costo.

Intanto sui mercati potrebbero riversarsi le preoccupazioni per gli stoccaggi Ue a poco più di due mesi dalla chiusura della stagione. La Germania è ferma al 51%, mentre l’Italia è il paese più virtuoso, con i depositi pieni quasi all’82%. Snam, che gestisce la quasi totalità degli stoccaggi italiani, dà per scontato che l’obiettivo di arrivare a fine stagione con almeno il 90% di scorte sia assicurato. Altrettanto non si può dire invece degli altri paesi. Il tempo per incrementare le scorte di gas stringe (mancano circa due mesi), soprattutto con il protrarsi della chiusura dello stretto di Hormuz e i flussi a singhiozzo.

L’allarme sul prossimo inverno era stato lanciato lo scorso 14 agosto da Oxford Economics, mentre l’Europa era alle prese con l’ennesima onda di caldo africano e ora i dati di Gas Infrastructure Europe (Gie), che raggruppa i gestori delle reti nazionali di trasporto, confermano l’allarme: solo la Polonia (90,63%) fa meglio dell’Italia, ma con una capacità di oltre 5 volte inferiore; preoccupa invece la Germania, principale consumatore di gas europeo che è ancora in mezzo al guado, con scorte al 51,25% contro il 69,53% di un anno fa.

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