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Politica economica

Parigi “contagia” i titoli di Stato. Braccio di ferro Usa-Ue sul diesel

La manovra lacrime e sangue di Lecornu scatena le proteste e la paura sui mercati finanziari. Si allarga lo spread Btp-Bund, giù le Borse. Oggi la riunione per decidere il rilascio delle scorte di gasolio

Francia, Lecornu presenta il governo: ministri tecnici ed esponenti della società civile

Il malato francese sta scatenando il putiferio sul mercato dei titoli di Stato. La giornata di ieri è stata molto dura per i bond europei, compresi i Btp Italiani che hanno visto aumentare il rendimento al 4,70%. Lo spread tra i titoli italiani decennali e quelli tedeschi si è impennato a 118 punti base, trascinato da una paura del contagio da parte di Parigi. Il Paese guidato da Emmanuel Macron, al centro di violente proteste di piazza, dopo la presentazione della prima bozza della manovra lacrime e sangue con il premier Sebastien Lecornu che dovrà varare misure aggiuntive per oltre 43 miliardi (quindi 54 in totale) per riportare il deficit del Paese sotto al 5% nel 2027. Alcune misure sono particolarmente urticanti: come la stretta sulla rivalutazione delle pensioni per gli assegni più alti di 1.260 euro, il contenimento della spesa sanitaria e il taglio delle agevolazioni contributive sui salari bassi. La debolezza politica del governo rende però alquanto incerte le possibilità di riuscita: il mercato lo annusa e gli Oat, i titoli di Stato francesi, ieri sono arrivati a rendere il 4,9% con uno spread sui Bund a 137 punti: ai massimi da 14 anni. Già l’anno scorso riuscì ad approvare la legge di bilancio dopo diversi mesi (e cambi di primo ministro) e mesi di esercizio provvisorio.

Stavolta però lo scenario rischia di essere più complesso: il grande tema è quello dei costi energetici, con il diesel che scarseggia e un braccio di ferro in corso tra Stati Uniti ed Europa, con il paese guidato da Donald Trump che minaccia di embargare l’esportazione di diesel se i paesi europei (è stato chiesto anche all’Italia) non si adopereranno per liberare le loro scorte di gasolio per alleviare i costi dei carburanti. Ieri Politico riportava di una riunione di urgenza di cinque Paesi europei - Italia, Germania, Regno Unito, Irlanda e Commissione Ue - che hanno concordato di rispondere «con una sola voce»alla crescente pressione del governo statunitense. «Domani ci sarà un’importante riunione del consiglio direttivo dell’Agenzia internazionale per l’energia» per valutare l’ipotesi è quanto trapela da Bruxelles. Le fiammate sulle benzina hanno alimentato l’inflazione e il rischio di rialzi sui tassi d’interesse che possono mettere sotto pressione i Paesi più indebitati. Anche gli Stati Uniti non fanno eccezione, con i T-Bond decennali che rendono il 5,33%: non si vedeva niente del genere dal 2002, un quarto di secolo fa.

Questa perturbazione si è riflettuta anche sui principali listini azionari, con la Borsa di Milano a perdere il 2,2% (maglia nera d’Europa appena sopra a Madrid che ha chiuso a -2,1%) trascinata al ribasso dalle banche (Unicredit e Intesa Sanpaolo -4%, Mediobanca -4,2%). Negativi anche le altri principali borse europee con Parigi a lasciare sul terreno l’1,6% e Francoforte l’1 percento.

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