“Nel caso italiano, l’ammontare della spesa direttamente interessata da un’inflazione significativamente superiore alle previsioni alla base del piano di bilancio è equivalente al 20,4% del Pil. Altre componenti della spesa che saranno interessate dall’aumento dell’inflazione già nel 2027 rappresentano il 12,0% del Pil”. Lo scrive la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella lettera inviata alla Commissione Ue.
“Riteniamo che il quadro fiscale lasci alla Commissione europea - sottolinea la premier - un margine per tenere conto dei fattori rilevanti nella valutazione ex ante del rispetto della regola sulla spesa, nell’ambito dell’esame degli imminenti Documenti programmatici di bilancio”.
E ancora: “I percorsi concordati per la spesa netta nell’ambito del quadro fiscale europeo lasciano uno spazio limitato per attenuare l’impatto sulle famiglie e sulle imprese senza ricorrere a misure restrittive, in un momento caratterizzato da significativi rischi al ribasso per l’economia”.
“Il limite alla crescita della spesa netta è fissato in termini nominali e, in quanto tale, potrebbe non tenere pienamente conto dell’impatto sul bilancio derivante da un’inflazione significativamente superiore alle previsioni alla base del percorso di spesa netta concordato. Ciò significa che la spesa pubblica potrebbe aumentare a causa di meccanismi e processi di mercato che sfuggono al controllo del governo”.
“L’esempio più evidente - spiega - è rappresentato dalle pensioni, il cui importo è collegato, seppure con un certo ritardo temporale, ai prezzi al consumo”. “Con l’ingresso nel quarto trimestre dell’anno, le speranze che la crisi in Medio Oriente potesse essere rapidamente risolta sono state disattese e i mercati dell’energia rimangono estremamente tesi. Il prezzo del petrolio greggio in euro -spiega la premier - è quasi l’80% più alto rispetto all’inizio di quest’anno; il gas naturale è più costoso del 156%. Sebbene la maggior parte degli Stati membri sia intervenuta per contenere l’aumento dei prezzi dei carburanti e delle bollette, il reddito disponibile reale delle famiglie sta subendo un forte impatto, con l’inflazione complessiva salita a un nuovo massimo nel mese di settembre. Inoltre, la competitività delle imprese europee è stata gravemente compromessa dall’aumento dei costi energetici”.
“Come sai, l’incremento temporaneo delle entrate fiscali indirette derivante dall’aumento dell’inflazione non può essere utilizzato per finanziare misure fiscali compensative, a meno che uno Stato membro disponga di margini all’interno del percorso di spesa netta concordato”, aggiunge rivolgendosi a Ursula von der Leyen.
“In effetti, tali misure di sostegno sono classificate come variazioni discrezionali delle entrate. Sebbene questa caratteristica delle regole fiscali dell’Ue sia finalizzata a rendere solidi i conti pubblici nel medio periodo, dovremmo comunque cercare modalità per utilizzare almeno una parte delle entrate aggiuntive al fine di attenuare temporaneamente e in modo mirato l’aumento dei costi energetici”, indica la premier.
Una posizione, quella italiana, di cui Giorgetti ha già parlato con i colleghi europei, ma al momento a Bruxelles c’è grande cautela: l’Italia - è il ragionamento che si fa in ambienti della Commissione - ha già avuto la Nec (la clausola per energia e difesa) ed è troppo presto per usare altro, anche perché questo significherebbe rimettere in discussione tutto. La fiammata dei prezzi, insieme al rialzo del rendimento dei Btp, crea intanto qualche grattacapo al Mef.
“Con tutta sincerità vi devo dire sarà una legge di bilancio difficile”, ammette il viceministro Maurizio Leo, che auspica che l’Ue ”capisca questa situazione e ci venga incontro". Ma nella maggioranza c’è anche chi legge il contesto con meno cautela: “In un momento complicato in cui l’inflazione torna a impennare devi fare una manovra importante, coraggiosa”, azzarda il leader della Lega Matteo Salvini.
Giorgetti risponde a tutti tenendo la barra dritta: la manovra sarà “seria”. La prima cornice arriverà con il Documento programmatico di finanza pubblica, la vecchia Nadef. In base alle risoluzioni unitarie del Parlamento - che dopo l’ok delle commissioni saranno esaminate in Aula il 13 ottobre - dovrà contenere il quadro macroeconomico programmatico e anche una prima traccia delle misure previste in manovra, con i “relativi effetti finanziari”. Sul fronte dei numeri l’attesa è per una revisione al rialzo della crescita del 2026: le stime aggiornate dei previsori concordano su un +0,8/+0,9 ed è quindi probabile che venga ritoccato all’insù il prudenziale +0,6% fissato ad aprile. Il deficit 2026 dovrà invece restare sotto il 3% se, come promesso da Giorgetti, l’obiettivo è uscire dalla procedura il prossimo anno. Il menù della manovra dovrebbe partire, vincoli permettendo, dall’estensione del taglio della seconda aliquota Irpef per i redditi fino a 60mila euro, ma si punta anche sulla flat tax al5% per gli incrementi salariali dei giovani e sulla cedolare secca (con delle limitazioni) per i negozi. Possibile anche la conferma del bonus casa al 50% per le prime case, ma si lavora ancora per alzare ulteriormente l’asticella, dice Leo: si guarda al 65%.La manovra si intreccia con il tema della clausola di salvaguardia per la flessibilità su energia e difesa. Il governo è orientato ad attivarla e insieme al Dpfp dovrebbe presentare una relazione ad hoc, che poi andrà votata con il relativo scostamento. La data è già fissata per il 13 ottobre.
