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Politica economica

Scatto dell’industria Ue. E arriva al top da 4 anni

“Nel terzo trimestre, l’economia dell’eurozona può crescere dello 0,3%“. Si risvegliano Germania e Francia nonostante la crisi energetica

Crolla (ancora) la produzione industriale

L’attività economica dall’Eurozona migliora, grazie soprattutto a un’industria che cresce al ritmo più forte degli ultimi quattro anni. È ciò che è emerso dalla lettura mensile dell’indice composito dei responsabili degli acquisti (Pmi) elaborato da S&P Global, un indicatore fondamentale che misura lo stato di salute di imprese e servizi privati, dando una anticipazione dell’andamento del Pil. Ebbene questo indice ad agosto è salito a 52,1 da 52 di luglio, segnando il valore massimo da 9 mesi e mantenendosi ben al di sopra della soglia di 50, che separa la crescita dalla contrazione. Per quanto minimo, il miglioramento è stato inaspettato. Gli analisti infatti avevano previsto un calo per effetto delle tensioni geopolitiche e dell’aumento dei costi energetici. La vera sorpresa è però arrivata dal settore manifatturiero, ovvero l’industria dell’area euro, il cui indice di riferimento è balzato a 53,4 (52,9 di luglio) ai massimi da 54 mesi. «La crescita dell’attività economica nell’area dell’euro è stata elevata, sostenuta da una maggiore espansione del settore manifatturiero, ha sottolineato S&P Global. Oltre all’incremento della produzione, si è osservato

un rialzo della domanda, con una prima espansione degli ordini destinati all’estero in quattro anni e mezzo. Le aziende hanno anche assunto nuovo personale».

La Germania, considerato il motore d’Europa, ha fatto la sua parte, riportando la migliore performance manifatturiera da oltre quattro anni, oltre ogni aspettativa. Bene anche la Francia, dove l’industria ha mostrato un miglioramento netto, con un indice Pmi manifatturiero salito a 51,5 dal 49,8 di luglio. «Il settore manifatturiero è di nuovo il protagonista», ha commentato il capo economista di S&P Global Market Intelligence, Chris Williamson, secondo il quale questi dati suggeriscono per l’intera area euro «un forte incremento del Pil di circa lo 0,3%» nel terzo trimestre. Insomma, l’economia dell’Eurozona sta mostrando uno slancio sorprendentemente buono, dimostrandosi resiliente rispetto alle difficoltà create dal conflitto in Medio Oriente, in particolare dall’aumento dei costi energetici, con il prezzo del petrolio tornato sopra i 90 dollari al barile nei giorni scorsi. E difatti la Banca centrale europea sta valutando la necessità di un ulteriore aumento dei tassi di interesse

già a settembre per frenare l’aumento dei prezzi al consumo, dopo che l’inflazione a luglio è salita al 2,9% allontanandosi ulteriormente dall’obiettivo del 2%. L’effetto completo dello shock energetico iniziale «deve ancora manifestarsi», aveva avvertito la Bce il mese scorso, anche se proprio da quest’ultima rilevazione «le pressioni inflazionistiche pare siano rallentate». Tutto dipenderà dall’evoluzione della situazione tra Washington e Teheran. La stessa S&P Global ha sottolineato che con «una forte crescita del Pil nel terzo trimestre, una ripresa delle assunzioni per la prima volta quest’anno, e l’inflazione ancora alta rispetto alla media storica, è probabile che l’atteggiamento rimarrà aggressivo e non si possono escludere ulteriori incrementi dei tassi».

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