Succo d’arancia mai così caro ma a Wall Street guida il tech


Siccità e bassa produzione hanno quintuplicato il prezzo. Oggi gli operatori di Borsa hanno però altri punti di riferimento

Succo d’arancia mai così caro ma a Wall Street guida il tech
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Seppure in chiave brillante e canzonatorio, il film «Una poltrona per due» rappresenta ancora oggi l’epitome di un mondo finanziario spregiudicato e machiavellico dove il fine - far quattrini, tanti e in fretta - giustifica ogni mezzo. A distanza di oltre quarant’anni dalla pellicola, i future sul succo d’arancia sono tornati prepotentemente sotto i riflettori grazie a prezzi schizzati all’insù di quasi il 75% nell’ultimo anno. Nulla a che vedere però con i magheggi truffaldini orditi dai fratelli Mortimer sull’andamento del raccolto, poi smascherati dall’improbabile coppia di broker Murphy-Aykoyd: a fronte dell’inarrestabile ascesa delle quotazioni del succo d’arancia concentrato congelato (punto di riferimento del mercato delle commodity negli Usa, per anni stella polare degli indici di Wall Street oggi sostituita dai trend delle big tech), il cui valore è quintuplicato in quattro anni fino a toccare un nuovo massimo storico lunedì scorso a 4,5325 dollari la libbra (453 grammi), il lievitare dei derivati indica che si scommette sul fatto che l’“orange fruit“ non scenderà presto dall’ascensore. In effetti, all’orizzonte non sembra profilarsi un ridimensionamento del fenomeno, legato sostanzialmente agli stessi fattori che hanno colpito le colture di caffè e cacao: l’agire in sottrazione sui volumi, nel corso degli ultimi 12 mesi, di temperature sensibilmente superiori alla norma e di precipitazioni inferiori alla media in tutte le principali regioni della fascia agrumicola del Brasile, il maggior produttore mondiale.

Da San Paolo a Minas Gerais l’aranceto piange: le previsioni indicano per il 2024 una raccolta attorno a 232 milioni di casse, il 24% in meno rispetto all’anno scorso. Un vero e proprio crollo. Il diffondersi della malattia (finora incurabile) del “dragone giallo“ (Hlb), che può interrompere la maturazione degli agrumi e causarne la caduta prematura, ha inoltre amplificato i timori che il contagio possa estendersi negli States come è accaduto in Florida, dove gli aranceti sono stati decimati negli ultimi anni. Oltre ai picchi borsistici ci sono poi anche i rincari del succo esposto sugli scaffali che stanno determinando un calo delle vendite. Secondo Purity Soft Drinks, i consumi continueranno a diminuire di circa il 20% su base annua in termini di volume nel corso del 2024, ma bisognerà ancora aspettare prima di assistere a una stabilizzazione dei prezzi, soprattutto in Europa dove i listini spesso vengono rivisti proprio nel mese di maggio. Succo più aspro per il portafoglio che potrebbe aver indotto più di un consumatore italiano passare a quello di pera.

Quasi un “tradimento” verso l’agrume portato in Sicilia probabilmente dagli arabi e finito sui libri di storia grazie alla frase (“Le arance sono sulla nostra tavola”) con cui Cavour celebrò la conquista dell’isola da parte dei garibaldini.

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